C’è qualcosa di misterioso nel firmacopie

C’è qualcosa di misterioso nel firmacopie.

È faticoso, impegnativo, stancante e a volte anche frustrante. Non tutti si fermano al tuo “Buongiorno, le posso parlare del mio ultimo libro?”. Non solo, non tutti dicono “No, grazie” e questo è frustrante, sì. Ma non perché non si fermano, sia chiaro, ma perché vieni scansata, ritenuta non idonea per un ringraziamento. Chi sei? Ti conosco? Stai tra la prima decina dei libri consigliati? E no che non ci sono, e non ci sarò mai, ma non per questo non merito un “No, grazie”. Grazie!
Sto deragliando.

C’è qualcosa di misterioso nel firmacopie.

A differenza delle presentazioni, che si concludono nel giro di un’ora, il firmacopie dura dalle cinque alle otto ore, durante le quali hai anche momenti di vuoto, di silenzio. Circondata da libri, naturalmente guardo, osservo, acquisto. Impossibile non cedere alle tentazioni. Nuove copertine. Nuovi titoli della tua autrice o autore preferito. Nuovi autori da conoscere.

C’è qualcosa di misterioso nel firmacopie.

Poi arrivano loro.
I lettori.
I curiosi.

Si avvicinano anche se il tuo nome non lo hanno mai sentito. Si fermano e ascoltano la sconosciuta. Si interessano alla storia. Ti guardano negli occhi, ti scrutano. Fidarsi o non fidarsi? E poi ti sciorinano le loro storie, le loro lotte, i divorzi, le incomprensioni, le vite dei loro genitori, la storia della nonna costretta a stare zitta, a non fiatare, a obbedire. O la furbizia delle donne di una volta che invece simulavano fedeltà per poi sbrigliare la loro libertà a modo loro. Perché il tema è sempre quello: la libertà delle donne.

E allora non è esatto dire che c’è qualcosa di misterioso nel firmacopie. Perché quel qualcosa è invece limpido e sacro come il silenzio che segue le confessioni.
Il firmacopie è sì far conoscere la storia sulla quale hai investito due anni di energie per scriverla,
ma è prima di tutto uno scambio con voi, voi che vi fermate, voi che non mi sentite per dovere e trepidate per andar via ma mi ascoltate con la voglia di sapere,
è il privilegio di incontrare voi, voi che vi aprite, vi raccontate, vi confessate.

E allora c’è qualcosa di magico nel firmacopie.

È forse per questo che quando passa l’altezzosa di turno (declino al femminile perché in genere fermo donne, e c’è un motivo) che ostenta il suo rifiuto, che non saluta, non si volta, ecco, in questi momenti, vissuti un tempo con una certa carica di frustrazione, ora “volto pagina”, è il caso di dire, e penso che da quella porta o da quelle scale arriverà una persona che si interesserà alla mia storia e questa sarà lo spunto per avviare nuove connessioni.

Sì, c’è qualcosa di magico nei firmacopie.

L’umanità. La sintonia. La condivisione.

Grazie!