Rebecca è arrivata!

E adesso è ufficiale: Se devo essere una mela, edito Les Flâneurs, è in libreria.

Sono sicura che potete immaginare l’emozione che provo. Prima di tutto perché l’arrivo in libreria è il coronamento del lavoro dedicato a una storia in cui si crede. Poi perché è il momento in cui devi lasciare andare qualcosa che è tuo, intimamente tuo, e un qualcosa che in un certo senso è parte di te, forse ancora di più, sei tu. E quel tu in realtà è un io. Il mio romanzo sono io. Ecco, quest’ultima emozione è uno scossone al cuore che perdura fino a quando non vedi la tua creatura camminare indipendentemente dalla tua volontà. È una figlia che si separa da te per cercare la sua collocazione, è giusto così ma nello stesso tempo sei triste.

Vai, Rebecca, fai emozionare i lettori e le lettrici quanto le storie che mi hanno raccontato e che io ho rielaborato nel libro affidandole a te. Storie di persone sole pur essendo in coppia. Storie di malcontento e libertà repressa. Storie di donne infelici, incapaci di dare un taglio netto a relazioni malate, consumate o anaffettive. Storie di donne che anelano al vero amore e che nonostante ne siano state deluse lo cercano ancora. Donne disilluse e donne felici. Vai, Rebecca, regala emozioni, ma non fare piangere, le lacrime non fanno bene al cuore, fai invece divertire, alleggerisci l’animo di chi pensa che non ci sia più nulla da fare, e dai loro una spinta. Infondi coraggio a chi lo cerca. Magari proprio grazie a te qualcuna troverà la forza per rialzarsi.

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sensazionemozione

Un anno che non scrivo qui.
Un anno intenso, durante il quale si sono avvicendate produzioni di parole sotto varie forme: poesie, racconti, progetti. Il più importante è stato il mio romanzo Se devo essere una mela, edito Les Flâneurs Edizioni.

Sono gli ultimi giorni di gestazione.
Pochi giorni e il libro vedrà la luce e inizierà a girare o girovagare secondo l’accoglienza dei lettori. È questo il momento più difficile di tutto quello strano e affascinante processo che inizia con la creatività e termina materialmente con l’oggetto libro. Che poi non è finita! Seguono la promozione, le presentazioni, le recensioni e non c’è niente da fare, quel distacco, quell’allontanamento si sente tutto e la creatura va, cammina senza più l’aiuto di chi l’ha creata.

Inutilità. Tristezza. Questo si sente 😦

La mente sta vagando in un ingorgo di ricordi che partono dalla prima stesura, incerta e faticosa, agli editing, alle rielaborazioni, smonta e rimonta, fino ad approdare alla forma che avevo reputato definitiva.
L’ho amata, questa storia, e sto friggendo per domani. Razionalmente non succede nulla, ma so che da domani non sarà più mia mia, non sarà più solo la mia creatura. E allora non mi rimane che augurarle buona vita e che sia fedele portatrice di quelle emozioni che ho cercato con impegno e dedizione di affidarle per poi trasmetterle alle lettrici e ai lettori.

La mia Rebecca è una donna che tenta di riprendersi la sua vita, affrontando un viaggio carico di ostacoli. Se fosse un film, direi che è una commedia brillante, ma è un libro e non saprei come collocarlo se non di genere non genere, o forse di genere femminista, visto che si tratta di emancipazione femminile. E poi non sta a me recensirlo, aspettiamo. Aspettiamo ancora un po’.

Ah, un’ultima cosa:

ad impreziosire il libro sono stati i contributi di Marina Pierri, autrice di Eroine, che ha scritto la prefazione, e dell’illustratore Alessandro Arrigo (www.arrigoartwork.com) che non poteva interpretare meglio la storia con la sua fantastica copertina.

Grazie!

La differenza inizia con il timer da cucina

Una pagina della grande Annie Ernaux che mi ha colpito particolarmente e in cui descrive con pungente semplicità una situazione che noi donne abbiamo vissuto chissà quante volte. Infastidite abbiamo fatto finta di niente per non alzare polveroni scomodi oppure li abbiamo alzati, quei polveroni, e a quel punto abbiamo passato la mano (o la sorte della coppia) al nostro partner. Quante volte è stato proprio questo trillo di un semplice timer da cucina ad essere l’inizio della fine, cioè a darci quella scossetta che attiva riflessioni scomode. E così, in fondo, che si inizia un percorso logorante e ciò che credevamo amore eterno si trasforma in ring dove ognuno scarica sull’altro colpe e responsabilità, mancanze e rancori.
È un copione conosciuto a memoria. Per questo c’è chi preferisce far finta di niente, insabbiare quello che rode dentro. E nonostante tutto, tacere. Buona lettura:

«Dal matrimonio passa un mese, tre, torniamo entrambi all’università, io mi metto a dare ripetizioni di latino. Fa buio presto, lavoriamo insieme in soggiorno. Così seri e fragili, siamo la commovente immagine della giovane coppia moderna e intellettuale. Che ancora riuscirebbe a intenerirmi se mi lasciassi andare, se non provassi a capire come si finisce per farsene risucchiare. Acconsentendovi, pavidamente. Siamo nella stessa stanza, a due metri l’uno dall’altra, sto lavorando su La Bruyère o su Verlaine. La pentola a pressione, regalo di nozze, utilissimo vedrete, borbotta sul fuoco. Uniti, simili. Il trillo acuto del timer da cucina, altro regalo. La somiglianza finisce qui. Uno dei due si alza, spegne la fiamma sotto la pentola, attende che la valvola impazzita si calmi, solleva il coperchio, filtra il brodo e torna ai propri libri cercando di riprendere il filo della lettura. Io. Eccola cominciata, la differenza.

A partire dal tinello. La mensa universitaria chiudeva per l’estate. A pranzo e a cena sono sola davanti alle pentole. Non avevo più idee di lui su cosa mettere in tavola. Oltre alle cotolette impanate e alla mousse al cioccolato, piatti da occasioni speciali, non sapevo preparare nulla di ordinario, da giorno feriale. Nessun passato da aiuto-cuoco tra le sottane di mammà, né per lui né per me. Perché tra noi due sono l’unica a dover procedere per tentativi, brancolando tra i tempi di cottura del pollo e i semini del cetriolo da togliere o tenere, l’unica a scartabellare un libro di ricette, pelare carote, e per di più a lavare i piatti dopo cena, mentre lui si rimette a studiare diritto costituzionale? In nome di quale superiorità?»

Annie Ernaux, La donna gelata, ed. Orma, pag. 135

Timer Da Cucina Miss Etoile | Enriquez.it

Cuori a Kabul sarà a Pesaro

Amici di Pesaro e dintorni,
il 24 novembre, alle ore 17, nella bellissima cornice della Biblioteca San Giovanni, l’amico poeta Pietro Fratta presenterà l’antologia poetica Cuori a Kabul da lui curata e alla quale abbiamo partecipato in ventidue, tra poete e poeti, con testi inediti.
Interverranno Susanna Camusso, autrice della prefazione, e Cecilia Strada, figlia del compianto Gino.

Gli Amici che non possono partecipare potranno acquistare il libro sul sito della casa editrice www.graphe.it o su qualsiasi altra piattaforma o libreria.

Perché acquistare Cuori a Kabul?

Perché il ricavato verrà totalmente devoluto a EMERGENCY presente in Afghanistan dal 1999 e che ora più che mai ha bisogno anche del nostro sostegno.
Non basta ancora?
Natale si avvicina, fate un regalo con il cuore 💝 💝
Allora, ci vediamo mercoledì?

Insieme ai miei compagni poeti: Stefano Bidetti, Isabella Braggion, Cettina Garigali, Claudia Muscolino, Mirella Parisi, Giuseppe Traina

Un ringraziamento particolare a Emanuela Chiriacò che ci ha dedicato un bellissimo articolo su Lecceprima

🙏

Come nasce Cuori a Kabul. Ce lo spiega l’editore

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