La performance alla quale ho partecipato sabato, insieme ad altri 30 performer disposti lungo i portici di piazza Vittorio, mi ha regalato tanti spunti di riflessione, confidenze, e sfoghi anche. Ho visto tante persone scorrere davanti a me, alcuni evitavano il mio sguardo, altri guardavano incuriositi e filavano via, e altri ancora si avvicinavano spontaneamente, sorridenti. Abbiamo parlato per tre ore. Di questo si è trattato. Parlare, comunicare, relazionarsi.
La performance “Punto di Partenza”, ideata da Barbara Lalle e Marco Marassi, e curata da Roberta Melasecca, si è svolta sabato pomeriggio in una delle piazze più vivaci della città, in occasione di Rome Art Week giunta alla quarta edizione. Progetto grafico a cura di Alessandro Arrigo Chiudo con una foto del mio interlocutore preferito, augurandovi una buona serata Emma Saponaro
Se domani avete voglia di farvi due chiacchiere, io ci sarò! Saremo in molti e con tanta voglia di parlare, comunicare, stare insieme.
Punto di partenza è questo. Performance relazionale, ad opera degli amici artisti Barbara Lalle e Marco Marassi, curata da Roberta Melasecca.
Il progetto grafico è di Alessandro Arrigo. Be’, ho detto tutto. No, volevo dirvi: se volete farmi parlare, assicuratevi di sapermi anche spegnere 😉 A domani Portici di Piazza Vittorio (Roma) Dalle 16 alle 19.
Ieri ho consegnato il dattiloscritto all’editor e oggi mi sento leggera. Più che leggera dovrei dire vuota. Ecco, vuota. Perché quando chiudi quella che speri sia l’ultima versione del tuo romanzo e lasci che scivoli via allegata a una e-mail, succede qualcosa. In quell’attimo, quello in cui premi SEND, hai un sussulto, una vibrazione. E ancora una volta, come se fosse la prima, ti stupisci del piccolo scompiglio che stai vivendo. È come quando i figli una volta autonomi se ne vanno per conto loro. Non sei più dentro la loro storia, non puoi più entrarci per commentare, cambiare, correggere, aggiungere o cancellare. Mi è capitato spesso – in momenti anche semplici, come fare la spesa o nuotare o passeggiare o cose così – che il pensiero si dirigesse a loro, ai miei personaggi. Che aspetto hanno? Come devono muoversi, vestirsi? Com’è il loro carattere? Come pensano, e cosa dicono? E, soprattutto, cosa combinano? In poche parole, non devo più preparare la cena per loro, non devo più imboccarli, rimproverarli, incoraggiarli. Sono andati via. Arrivare al THE END di un romanzo toglie energia, e ti ritrovi un po’ sola. Questo intendevo per leggerezza…
Noto che molti non la conoscono, e allora la voglio raccontare ‘sta storia dei bus di Roma.
C’era una volta una bella principessa di nome Virgigna, molto saputella e volenterosa e anche maniaca dell’ordine, tant’è che venne a Roma per rassettarla. Ma niente, più spazzava e più la spazzatura si accumulava, più si accumulava e più arrivavano animali per mangiarla, più arrivavano animali per mangiarla e più la gente urlava e scappava implorando a un compare della principessa il porto d’armi per ufficializzare la caccia. Insomma, Roma era nel caos. Allora la principessa volle andare a parlare con il sindaco di Roma. Chiamò i cocchieri che però le diedero una triste notizia. – Le ruote della carrozza sono tutte forate, principessa. – Cambiatele subito! – Siamo in lista per il gommista più veloce. Ci siamo prenotati fra sei mesi. – Accidenti a voi, incapaci. Come si fa a bucare le ruote di una carrozza, dico io… – Principessa, le strade della città sono piene di buche, bucone e buchette. – Chiamatemi un taxi. – Sono in sciopero. – Allora accompagnatemi a ciccincollo fino alla fermata del bus. – Se lo vuole lei, principessa, ogni suo desiderio è un ordine. Dopo ore di attesa sotto il sole, del fantasmatico 007 neanche l’ombra. “E meno male che nun ho fatto pota’ gli arberi”, pensò la principessa che cercava di rifocillarsi sotto la protezione dei rami pericolanti dei grandi pini. Poi, prese il cellulare e chiamò i suoi servi. – Mettetemi in contatto con Tel Aviv, immediatamente. – Pronto? Sì sono la principessa de Roma. Per favore, vorei 70 busse. Come? Usati risparmio? C’hanno più de diec’anni? Figurete, tanto quelli nòvi pijano subbito fòco, chi se n’accorge!? Ma, aspetta, aho, quanto me li fai a quintale? Ok li pijo tutti. Cosa? Sì sì er 16 per cento der totale, te li faccio versa’ subbito sur conto, ‘n te preoccupa’. Fu così che nella grande reggia di Campi Doglie, dove lei viveva, arrivarono all’istante 70 autobus datati 2008, poiché gli israeliani se li volevano togliere dalle palle al più presto. I romani la osannarono, la ringraziarono, saltarono dalla gioia, talmente tanto che procurarono una enorme voragine, la ventesima in tre anni. Ma pure in quel’occasione finì a tarallucci e vino dei castelli. – Metteteli in circolazione – ordinò la principessa ai suoi servitori. – Principessa, ma sono euro 5, non si può. C’è una direttiva europea da rispettare. – Ah sì, e mò ‘ndo se li mettemo? – Io ho dei parenti a Salerno, una parte possono andare lì, nello stadio che lei manco se l’immaggina. – Va bene, va bene. Dove stavo andando? Ah, sì, dal sindaco. Prendo la funivia. Noo? ‘a metro. Noo? Portateme a ciccincollo fino a là. Je ne devo di’ quattro, minimo minimo, eh. ‘Sta città è ‘nvivibbile da quando c’è lui. Tutti i servitori chinarono il capo e rimasero in silenzio, sperando che la principessa non chiedesse quello che invece chiese. – A proposito. Come se chiama ‘sto cojone?