Antonella Cilento, scrittrice e formatrice

Le inTURIviste

L’intervista di oggi è con Antonella Cilento.

Scrittrice capace di unire passato e presente, Antonella Cilento è anche formatrice: la sua scuola di scrittura, Lalineascritta, a Napoli, è oggi, insieme alla Holden, la più grande realtà italiana.

L’intervista, come tutte le altre, è di Antonio Turi per il progetto ReadMeet, un’app di dating pensata per chi legge e ama i libri, anzi, molto più di un’app di dating pensata per chi legge e ama i libri.

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Patrizia Rinaldi, l’ideatrice di Blanca

Vi propongo una videointervista di Antonio Turi, per il progetto ReadMeet di cui vi parlerò presto, alla scrittrice che personalmente adoro moltissimo, Patrizia Rinaldi.

Ascoltatela!

Un maelstrom di inchiostro spumoso. Rec. a “Il Gufo” di Emma Saponaro

Questo romanzo è il racconto di una violenza che stratifica, una verità che si svela piano piano, un po’ per volta. La menzogna brilla in superficie, fintamente dorata, come certi gioielli a buon mercato: se gratti la patina dorata, la lucentezza svanisce e si svela l’inganno. Guido Vitali è un detective privato con un passato da poliziotto; gli hanno cucito addosso il soprannome di Gufo, un po’ perché ne ha l’aspetto e un po’ per le sue doti da investigatore. Ha anche tante dipendenze: alcol, fumo, psicofarmaci; una specie di liquido amniotico nel quale restare sospeso, dentro il ricordo di un passato torbido che ancora lo rincorre. Al lettore riporta alla mente il Philip Marlowe di Chandler o il Duca Lamberti di Scerbanenco, perché anche il Gufo non ha solo la postura del detective, ma ne incarna l’essenza: ha l’istinto della caccia. Così, quando riceve l’email di una madre disperata, che invoca il suo aiuto, dopo un primo momento di disinteresse, deve scoprire cosa ci sia dietro questa richiesta. Da quel momento la vita del Gufo cambia e inizia quella che appare in un certo senso una lenta catabasi verso l’origine del male.

     Le storie di donne avvolte dalla violenza – tema che emerge con crescente forza emotiva dalle pagine del libro – non rischiano di apparire né pretestuose né di cornice, perché Saponaro sa farle discendere da un sentore narrativo che affonda nella tradizione del genere. Se – per tornare a Scerbanenco – una volta c’erano I ragazzi del massacro, oggi abbiamo a che fare con i cosiddetti incel, un sottobosco di uomini, per lo più giovani, che tra le mura riparate di un forum danno sfogo alla propria misoginia, un sentimento di odio impastato col desiderio di vendetta per ogni donna, senza distinzione. Dileggiate e stuprate già nelle intenzioni attraverso epiteti vecchi e nuovi. Tante sono le donne che popolano il microcosmo del Gufo: un atlante di figure femminili che sembra la personificazione di un cliché: c’è Rosalba, la segretaria impicciona ma accondiscendente; Iolanda, l’amante e il rifugio; c’è Bianca, l’amore vero, quello che però Guido ha lasciato andare via. Su tutte torreggia, ambigua e disturbante, la madre, o meglio, il suo ricordo, al quale, il nostro si tiene aggrappato come a un ancestrale senso di dipendenza. Questa, probabilmente, è la più feroce di tutte. Perciò Guido ha paura dei sentimenti e cede spesso al puro sesso.      La storia che racconta Saponaro è ambientata a Roma. Eppure non sarebbe difficile immaginare i suoi personaggi in una certa Milano, quella del già citato Scerbanenco ma anche quella sapientemente raccontata da un altro milanese, Dino Buzzati. Difatti, come in Viaggio agli inferni del secolo (ma poi anche in Poema a fumetti), Il Gufo è la storia di una discesa agli inferi. Un viaggio affrontato dallo stesso protagonista che, un capitolo dopo l’altro, si troverà faccia a faccia con demoni di un passato che non avrebbe mai voluto affrontare. Allo stesso tempo, la frequenza con cui “madre disperata” scrive a Vitali scandisce i tempi del romanzo, con un certo ritmo, fino a raggiungere il parossismo. In sottofondo l’ossessione che Vitali sviluppa per queste email non è che una variazione eccitata dell’attesa. Il lettore che si accosta a questo romanzo abbraccia la sorte di Guido, ne condivide le grandi angosce e le fugaci gioie. Si addentra nelle spire di una storia che risucchia sempre più a fondo, immerso in un maelstrom di inchiostro spumoso. 

Emma Saponaro, Il Gufo

pp. 237, euro 17.00, Les Flâneurs, Montparnasse, Bari, 2024

“Colleferro si tinge di noir: Emma Saponaro presenta Il Gufo”

Nella Biblioteca Comunale Morandi

Scritto da Alessandra Battaglia Giugno 3, 2025 Su Monolite Notizie

Il Gufo e la Rivoluzione Gentile: Emma Saponaro torna tra gli scaffali delle librerie con un noir che graffia e accarezza presentandolo a Colleferro.

Il silenzio ovattato di una biblioteca non è poi così diverso da quello di una mente tormentata. Entrambi trattengono verità scomode tra scaffali ordinati o pieghe dell’anima. Il prossimo 6 giugno, alle ore 17.00, quel silenzio si spezzerà nella Biblioteca Comunale Riccardo Morandi di Colleferro, in Piazza dei Cosmonauti 5, per lasciare spazio a una “Conversazione con l’autrice” che promette di essere più di una semplice presentazione letteraria: sarà un incontro con il dolore, la rabbia, la speranza e la scrittura come atto politico.

Protagonista di questo appuntamento sarà Emma Saponaro, con il suo nuovo romanzo, “Il Gufo” (Les Flâneurs Edizioni, pp. 238, euro 17), illustrato in copertina da Alessandro Arrigo e introdotto dalla prefazione della scrittrice Patrizia Rinaldi. L’evento, a ingresso libero, vedrà la partecipazione di Sandro Magnosi, esperto di storia locale, in veste di presentatore, mentre a dialogare con l’autrice saranno Annalisa Ciccotti, bibliotecaria e responsabile del Centro di Documentazione di Colleferro, e Emilio Limone, giornalista, scrittore e maresciallo dei Carabinieri.

Il volo notturno del Gufo rappresenta la metafora che anima il romanzo. Il titolo del romanzo nasce dal soprannome del protagonista, un ex commissario di polizia caduto in disgrazia e ora investigatore privato, ritratto in controluce tra l’ombra e la penombra di una Roma torbida e senza redenzione.

Iracondo, al limite dell’alcolismo, il Gufo è un uomo che ha scelto di non farsi amare, eppure è amato. Strattona la vita e chi gli sta accanto, specialmente le donne. Il lettore lo incontra nella sua quotidiana deriva, finché una e-mail anonima, firmata “Madre Disperata”, non squarcia il suo equilibrio già precario.

Il messaggio è solo il primo di una catena inquietante:

“Nella e-mail la donna comincia a raccontare una storia, ma senza entrare troppo nei particolari e promettendo di inviare altre e-mail con le quali spiegherà tutto.”

Così, tra piste sfuggenti, colpi di scena e un finale che spiazza, si dispiega un noir dalle tinte cupe ma impreziosito da lampi di ironia, che non sono mai scontati né addolcenti: sono fendenti che portano luce, non sollievo. Il lettore entra dentro la mente dell’antagonista.

“Scrivo storie che ruotano sempre intorno a problematiche legate al mondo femminile, perché riguardano anche me, sono mie, sono nostre,”

ci confida Emma Saponaro. E non è un caso che, pur muovendosi tra le ombre del genere noir, l’autrice scelga ancora una volta di illuminare il mondo femminile e denunciare la violenza di genere, come già aveva fatto nel precedente e acclamato “Se devo essere una mela”. Ma ne “Il Gufo”, la sfida narrativa è ancora più profonda:

“Nel mio libro, è stato doloroso entrare nella mente di una tipologia di uomo che noi donne combattiamo. Volevo capire, volevo avvicinarmi ai suoi pensieri e tentare di capirlo. Onestamente, pur volendo considerare una infanzia anaffettiva e una vita difficile, non trovo scusanti né giustificazioni per un eventuale comportamento violento.”

Eccola, dunque, la cifra stilistica di Saponaro: un realismo scomodo, capace di non giustificare ma cercare di capire, esplorare l’origine del male senza mai perdere il timone etico. La sua è una scrittura che si fa inchiesta morale, ma anche gesto d’amore verso le vittime, le madri, le bambine cresciute troppo in fretta.

Dietro la scrittrice c’è una donna che non ha mai accettato il silenzio, la voce di chi non si arrende. Blogger di successo, autrice di saggi psico-giuridici su adozione, abbandono e violenza, Emma Saponaro ha dedicato gran parte del suo lavoro a dar voce a chi non l’ha. Cofondatrice di antologie letterarie benefiche come “Parole di Pane”, ha fatto della letteratura un atto militante, mai fine a se stesso.

Con “Il Gufo”, il suo terzo romanzo dopo “Come il profumo” (Castelvecchi) e “Se devo essere una mela”, alza ancora l’asticella del coraggio:

“Ovviamente la stesura di questo libro è stata molto travagliata. Soprattutto perché mi sono dovuta calare nei panni di un uomo, di un uomo problematico e che spesso non rispetta le donne.”

La fatica si sente tra le righe, ma anche la forza. Quella di un messaggio che si fa programmatico:

“Il messaggio è quello di una speranza di cambiamento, di trovare una strategia efficace. Ma mentre speriamo, diamoci da fare e facciamo capire che tutti gli esseri umani – a prescindere dalla loro identità di genere o dal loro orientamento sessuale – sono tutti degni di rispetto.”

“L’educazione! È dai banchi di scuola che bisogna iniziare a essere imparziali, giusti e rivoluzionari. Sì, una bella rivoluzione copernicana per far vedere il mondo come vorremmo vederlo noi donne. Equo!”

Con queste parole, Emma Saponaro non chiude un’intervista, ma lancia un appello. Quello di una rivoluzione lenta, quotidiana, da iniziare con i bambini, abbattendo gli stereotipi nei libri di scuola e nei giochi. Una rivoluzione gentile, ma ferma. Come la sua scrittura.

Temi centrali del libro sono la violenza di genere, la introspezione maschile, condizione femminile, l investigazione, gli stereotipi educativi. L’autrice dice:

“Scrivo storie che ruotano sempre intorno a problematiche legate al mondo femminile, perché riguardano anche me, sono mie, sono nostre.”

Un incontro per chi ama la narrativa che interroga la coscienza, tra tensione, ironia e impegno civile. E se è vero che il Gufo è un animale notturno, capace di vedere ciò che per altri è invisibile, allora il suo volo nella narrativa italiana ci dice che è tempo di guardare meglio, più in profondità, là dove iniziano le crepe e, forse, anche le guarigioni. “Il Gufo” di Emma Saponaro non è solo un libro da leggere. È una ferita da esplorare, un interrogativo da abitare. E l’incontro del 6 giugno a Colleferro, una preziosa occasione per farlo insieme, con occhi spalancati sulla notte e il cuore già rivolto all’alba.

Alessandra Battaglia

Riepilogo info

Presentazione del romanzo

Titolo del libro: Il Gufo
Autrice: Emma Saponaro
Casa editrice: Les Flâneurs Edizioni
Pagine: 238
Prezzo: 17 euro
Copertina: Alessandro Arrigo
Prefazione: Patrizia Rinaldi
Data evento: 6 giugno 2025
Orario: ore 17.00
Luogo: Biblioteca Comunale Riccardo Morandi
Indirizzo: Piazza dei Cosmonauti 5, Colleferro (RM)
Ciclo di incontri: Conversazioni con gli autori
Ingresso: Libero
Presenta: Sandro Magnosi, studioso ed esperto di storia locale
Dialogano con l’autrice:

Annalisa Ciccotti, bibliotecaria e responsabile del Centro di Documentazione del Comune di Colleferro
Emilio Limone, scrittore, giornalista e maresciallo dei Carabinieri
Genere: Noir psicologico con elementi sociali