Lui – Come stai oggi? Io – E come devo stare? Sto bene, grazie. E tu? 🤔 Lui – Bene, bene. Fa caldo lì? Io – Non più della cucina. Lui – Cosa hai mangiato oggi? Io – Oh, ma che ti prende? Abbiamo pranzato insieme, eh! Fa capolino dalla porta, ride e muove la mano chiusa a becco di papera come dire “ma che dici tu” Lui – Va bene, mamma, ci sentiamo domani. Click. 😂
Il 2 giugno del 1946 le donne andarono a votare per il referendum istituzionale e per le elezioni dell’Assemblea costituente. Si presentarono con il vestito della festa e i figli al seguito. Per loro era la prima volta, e sono passati solamente 73 anni. Vorrei augurarvi buona Festa della Repubblica a tutti, e in realtà lo sto facendo, ma ho un groppo in gola, perché quella che dovrebbe essere la Festa di tutti noi, è vissuta in modo diverso. Vivo il disagio di appartenere a un popolo i cui “valori”, di gran parte di questo, non riconosco e anzi aborro. Abbiamo lottato per ottenere diritti sacrosanti che oggi vengono oltraggiati. La cultura è infranta. La formazione svilita. La politica accecata. E niente, non riesco proprio ad abbracciarvi tutti, perché almeno un terzo di voi non solo non lo comprendo, ma mi spaventa. Vebbe’, la chiudo qui. Nonostante tutto: viva la democrazia, viva la libertà, viva la Costituzione, e tanta buona fortuna, Italia mia.
Quando frequentavo le medie, la professoressa Bedello aveva un metodo tutto suo di insegnare la Storia, soprattutto in terza. Arrivate al ventennio fascista, ci dettò quella che per lei era la vera storia e i fogli dovevano essere incollati sulle pagine del libro. Insomma, bisognava coprire quello che per lei erano menzogne. La cosa che mi colpì di più e che ancora oggi ricordo come fosse ieri: “Non erano sei milioni di ebrei ad essere stati sterminati, ma seimila”. Così decisi di contrastarla con il mio silenzio, di protestare a modo mio, non incollando quei fogli zeppi di frottole. Li attaccai solo con lo scotch sul dorso, così avrei potuto continuare a studiare sul libro. Arrivarono gli esami per la licenza media, e cosa mi chiede la cara prof? Ovvio, il fascismo! Rimasi a bocca chiusa. Non dissi nulla. Silenzio. Solo uno scambio di sguardi. “Saponaro, non rispondi? “No, professoressa” “Non hai studiato?” “Sì, professoressa” “Allora, rispondi” “No, professoressa” Era paonazza, forse perché immaginava quella che sarebbe stata la mia risposta e non sapeva come uscire dall’imbarazzo. La professoressa di Italiano, socialista, ridacchiava. Anche lei immaginava, e questo mi diete ancora più forza, giacché nella sua materia me la cavavo abbastanza. Ancora silenzio. La prof era stretta all’angolo, così dovette romperlo, il silenzio. “Insomma, perché non rispondi?” Non aspettavo altro. “Perché ho studiato Storia sul libro e non sui suoi dettati di una storia tutta inventata da lei”. Malgrado gli ottimi risultati nelle altre materie, fui promossa con il sei, però è stata una delle mie più grandi soddisfazioni. Un’adolescente che si ribella, consapevole di dover pagare un pedaggio anche se ingiusto. Erano gli anni ’70, e quella sì che era una professoressa da sospendere!
Sono tornata alle abituali 40 vasche. La piscina è vuota. Mi tuffo e infrango il silenzio dell’acqua. Inizio con stile libero. Bracciata. 1 2 3 battute di gambe. Bracciata. 1 2 3 battute di gambe. E’ come affrontare la vita: la si abbraccia e la si schiaffeggia. E’ l’impegno di un’arrampicata orizzontale, senza gravità. Il respiro provoca nell’acqua bolle sonanti e avverto un odore che tutte le santissime volte mi riporta indietro nel tempo. Un odore forte di cloro che riempiva tutta la piscina. Le gare, il podio, l’emozione, il voluto ritardo per saltare quel noioso quarto d’ora di riscaldamento in palestra, i rimproveri, gli incoraggiamenti, il tifo, le medaglie, e gli innamoramenti adolescenziali. Anche quelli profumavano di cloro. E gli occhi rossi e gli impacchi con il latte. Cambio stile. Dorso. Ora è tutto più ovattato. Ascolto solo il mio respiro, potente e dilatato. Sono in contatto con me stessa. La sensazione è di vivere in un grande guscio, un enorme grembo materno. Il mondo si è allontanato. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro. È scomparso tutto, ci sono solo io. Solo io con il mio respiro. E allora ruoto il corpo e ricomincio. Cambio stile. Libero!