Non aspettarmi, non so quando arriverò!
Sono bronchitica, sono afona, sono in Val d’Orcia, e che importa? Vado a Bagno Vignoni, alla libreria più bella e accogliente che conosca: Librorcia. Simone e io ci guardiamo come due bambini, lui avvia un cd natalizio che… ci sta tutto, come si dice oggi. Nevica e non era previsto. Quel pizzico d’incoscienza mi fa restare cinque minuti in più per scambiarci due parole e parlare del mio ultimo libro. Tuttavia, l’incoscienza scende un po’ e la preoccupazione non tarda a sgomitare per farsi strada…
Questi fiocchi sono delle pappardelle, dice lui. Non so cosa fare: torno a Roma, a Pienza dai miei amici del Podere San Gregorio, cosa faccio? Aiuto!
“Stai tranquilla: non attacca, le strade sono tutte bagnate”.
“Allora mi trattengo. Mi fido di te”.
“Fai male. Sono nato e cresciuto in città. Non so niente di neve”, dice Simone sorridendo.
Allora scappo.
Scappa.
Corro!
Bagno Vignoni-Pienza sono 14,9 chilometri. Dovrei farcela.
Calma Emma, se corri rischi di slittare, di uscire fuori strada.
Respiro: regolare; velocità: moderata; musica: Etta James; visualità: zero. Lo spettacolo è magia pura. Dolci colline candide.
La tensione inizia a salire, ma so che arriverò fino su a Pienza. Devo! E così infatti è. A parte l’ultima curva che pensavo di non superare e l’auto che ha cominciato a fare i capricci e brontolare.
Arrivata!
Lo spettacolo è stupendo, meraviglioso, soffice. E io sono emozionata. Ho sempre sognato di dire “Sono bloccata dalla neve, mi dispiace”. Sotto la neve, gli impegni sbiadiscono, il tempo si diluisce, il fuoco arde, il vino è ancora più buono.
Liliana mi coccola, è su che sta preparando un brodo di pollo.
Qui mi sento a casa e la tristezza si scioglie in lacrime miste a gioia.
Non aspettarmi, non so quando arriverò!
Categoria: Diario
Come il profumo
Da oggi “Come il profumo” sarà in libreria
La vicenda è ambientata a Roma e si snoda attraverso la voce narrante di Cecilia – donna sulla quarantina, colta e spigliata – che troviamo intenta a preparare gli scatoloni per traslocare. Decisa ormai ad abbandonare una vita che non le appartiene più, inscatola anche i ricordi e ce li racconta.
Tutto inizia nove anni prima, quando un incontro fortuito con uno straniero si rivela determinante per il suo futuro, rendendola madre. La vita di Cecilia sembra procedere serenamente, fino a quando subisce una svolta traumatica: sua figlia Leila, ormai di otto anni, improvvisamente scompare.
Le indagini della polizia individuano il mandante del rapimento, un boss della ‘ndrangheta calabrese. Da questo momento la storia subisce un’accelerata, un rapido susseguirsi di eventi apparentemente inspiegabili e colpi di scena.
Le verità svelate saranno drammatiche eppure risolutive per la vita di alcuni protagonisti; per altri, invece, la loro sorte é già segnata.
Che dite, può andare?

Una serata un po’ così…
Un sabato sera come tanti altri, uno o due impegni da decidere. L’irrequietezza poi si impone e allora decidi di mettere a riposo anche quei due neuroni indaffarati per farti prendere una decisione e tranquillizzarti. Stasera, niente. E proprio mentre torni a casa, pregustando una cenetta semplice, senza alcol né sigarette e magari in compagnia di un buon libro, incontri un amico che ti saluta con slancio e ti invita ad andare con lui, a una cenetta intima tra vecchi amici al centro. Intima? E io che c’entro? Dico di sì. E non so perché.
Il tempo di mettere un velo di rossetto e cambiare maglia e ci ritroviamo giù.
Il ristorante mi riporta a trenta anni fa, quando al suo posto c’era il buiaccaro e mangiavamo olive e lingua in salsa verde con un bicchiere di vino acidulo che solo i giovani possono digerire. I suoi amici sono libri interessanti, ognuno con una storia da scoprire. È proprio quando inizi a sfogliare le loro vite che scopri che quei passi forse già li hai letti, immaginati, sognati, e quegli amici del tuo amico un po’, forse, in una magica notte romana, li senti intimi anche tu.
Poi si va a via di Panico, in quel locale storico che loro frequentano da sempre e che tu hai conosciuto da appena qualche mese…
Ciao, anche tu qui?
La conosci?
Sì.
E ti rendi conto che in fondo anche tu sei una abituè.
E i racconti e le storie e gli amici in comune…
E mentre vai via, ed é giá notte fonda, incontri un altro amico che conosce alcuni dei tuoi nuovi amici.
E continui a perderti in questa Roma così immensa e così piccola, così intima e straordinaria…
Dimentichi lo stress metropolitano, lo smog, le targhe alterne, la raccolta differenziata fasulla, i bus che non passano, la decadenza, e ringrazi che stai lì, a godertela.
A volte ti amo, maledetta Roma!
Orgoglio tra la polvere eterna
Una tranquilla passeggiata senza meta mi ha condotta in un vicolo attraversato sempre con fretta e distrazione. Sono stata colpita da una piccola “bottega di libri”, folgorata dall’esposizione dei mitici Quindici. Solo dopo mi sono accorta che si trattava di una libreria antiquaria. Sono quindi entrata con in testa una richiesta ben precisa e che mi perseguita da alcuni anni.
Mi accorgo, però, che all’interno già è presente un cliente e io non posso entrare. Già, la libreria è letteralmente (è il caso di dire) traboccante di libri antichi, vecchi, polverosi, e c’è spazio per un cliente solo.
E’ arrivato il mio turno. Dopo una manovra che ha dell’acrobatico, riesco a conquistarmi trenta centimetri di negozio, ma non chiudo la porta, sarebbe troppa la fatica per uscire, se non avesse ciò che cerco… ciò che sto cercando.
Dietro una cortina di libri, spunta un signore anziano, con la faccia così sorridente e soddisfatta che diffonde allegria ed entusiasmo.
– Buonasera. Sto cercando qualcosa di… Michele Saponaro.
Lui mi guarda, sgrana gli occhi e sorride… ancora di più.
– Il grande Saponaro, ehhh… Ma certo! Entri pure, ora controllo cosa ho al momento. Eh, ne ha scritti tanti, sa!? Un grande, il Saponaro. E’ stato anche un biografo, lo sapeva? Ho sempre qualcosa di lui…
Il cuore mi batte forte, sono emozionata. Penso al tempo trascorso dietro a ebay. Poi, mi assale un piacevole e gratificante orgoglio. Non posso fare a meno di dirgli che lui è lo zio di mio padre, che tra l’altro portava lo stesso nome.
Mi guarda, sorride. Sono felice. Gli chiedo se posso scattare una foto. Si impettisce e risponde: – Ma certo, cara la mia Saponaro, basta che prendi anche me!
Ho comprato un libro “Viaggio in Norvegia”. Attendo con ansia che il signor libraio mi porti il suo Diario che si è portato a casa per leggerlo.
Non so descrivere la gioia che ho provato e che assorbiva, gustandola, la povere di quelle infinite parole stampate nel passato, ma ho percepito in modo inequivocabile un pensiero che mi suggeriva che quel pizzico di immortalità, che cerco tra le mie parole scritte, l’ho trovato oggi pomeriggio, là, tra quella polvere.
libreria Sant’Agostino, via S. Agostino 17.

