Storie metropolitane #1

«Signora, è lei la moglie del signore con la camicia bianca fuori dal negozio?», chiede concitata una commessa del supermercato.

La signora, più sulla ottantina che sulla settantina, si volta di scatto e, mantenendo con ostinazione in alto il bagnosciuma con la mano destra, squadra dalla testa ai piedi la ragazza del supermercato visibilmente in imbarazzo.

«È lei la moglie del signore…»

«Sì, perché?», rimbomba scocciata la signora.

«Beh, venga fuori, suo marito è svenuto e abbiamo chiamato l’ambulanza. Ora si è ripreso e ci ha detto che lei stava qui.»

La signora posa la bottiglia di bagnosciuma sullo scaffale alzandosi sulle punte dei piedi e sistemandolo ben benino nel punto più alto, si volta di nuovo verso la ragazza e con calma incomprensibile chiede: «Avete chiamato l’ambulanza, mi ha detto?»

«Sì, signora, lo abbiamo trovato disteso per terra e…»

«Ma sì – la interrompe di nuovo -, quello ha sempre capogiri e ogni tanto sviene».

La ragazza trattiene qualche probabile parola violenta serrando le labbra e con delicatezza si eclissa.

L’ambulanza arriva.

Fuori dal supermercato nel frattempo si è formato un capannello di gente.

Un tizio, senza mascherina, sembra stia gustando la scena di un film hitchcockiano svapando a pieni polmoni con una sigaretta elettronica al gusto di mentolo che la strada sembra sia diventata una cabina di fisioterapia. Una signora ha posato la spesa a terra per vedere come va a finire la scena. Un ragazzo si tiene in disparte e osserva preoccupato. Gli infermieri cercano di rassicurare il paziente. La moglie tenta di fare domande ma nessuno risponde, non più. La commessa, sulla porta, che contina a girare la testa da una parte all’altra il che esibisce un certo disgusto.

Sistemato sulla barella, gli infermieri stanno per trasportare il signore sull’ambulanza, quando la voce della moglie taglia improvvisamente il silenzio.

«Ma che lo portate al San Giovanni?»

«Sì, signora.»

«E io?»

«Lei non può salire sull’ambulanza, e non può neanche entrare al pronto soccorso.»

«E mò che faccio?»

Il signore anziano raccoglie le forze che gli restano e le utilizza nel migliore dei modi: «Vattene a casa e rimani lì, così me lasci in pace, finalmente».

Gli sguardi dei presenti si scambiano consenso. Applaudirebbero se potessero farlo.

E io sgattaiolo via.

Già, perché il fatto non è un racconto di fantasia, ma pura realtà. Una realtà vissuta oggi, nell’afa di mezzogiorno.

Racconti marini #1

Il quinto giorno che sono qui. Mi decido a scendere in spiaggia.
Ma sì, una bella nuotata, mi asciugo e poi risalgo.
Di bagnarmi non se ne parla, non ora, l’acqua è ghiacciata.
Leggo.
In fondo c’è pace. Il distanziamento funziona. Adoro il distanziamento, soprattutto in spiaggia. No, lo adoro sempre.
Mi sdraio e nella pace mi concedo la lettura del nuovo romanzo del mio amico Maurizio. Mi “acchiappa”. Bello.
Ah, che quiete. Il giusto venticello. Il sole non troppo caldo. Il profumo del mare.
Leggo.

“È arrivata la BUFEEERAAA / è arrivato il TEMPORAAALEEE!”

Mi volto.
Il signore anziano che se ne stava pacioso pacioso seduto sulla sua poltroncina a guardare il mare, all’improvviso si è acceso al canto di questo ritornello ripetuto più volte.
Pochi secondi e capisco che la bufera e il temporale sono sostantivi che si riferiscono entrambi alla moglie.
Di colpo, la simpatia per lui si appassisce come un canotto squarciato.
Leggo.
Niente da fare, vengo continuamente infastidita da una voce stridula e martellante.
“Alzati, non vedi che sei seduto sulla maglietta?”, sbraita la moglie.
Lui si alza silenzioso. Poi si rimette seduto.
“Alzati, non vedi che l’asciugamano è bagnato? Lo dovevi mettere appeso allo schienale. Così. Vedi?”, sbraita sbuffando la moglie.
“Che fai, in piedi? Non vedi che hai i piedi tutti insabbiati? Metti le ciabatte al sole altrimenti porti la sabbia a casa.”, ordina la bufer… ehm, la moglie.
Ora capisco.
Con “temporale” e “bufera” Rascel si riferiva alla guerra.
Capisco. Capisco perché con “temporale” e “bufera” l’amabile signore anziano abbia inteso riferirsi alla moglie.

E parafrasando Camus “Solo la musica è all’altezza del mare.”

Mare-in-tempesta-40x50 - Napoliflash24 - Giornale di informazione ...
foto tratta dal web

Dicono di me ma io :-)

Accade che a volte riponi il passato in un angolo del cuore e guardi al futuro. Poi un giorno quel passato ritorna e ti regala una perla: un premio che non ti saresti mai aspettata.
Ringrazio il direttore Paolo De Chiara, l’inappuntabile madrina della serata Beatrice Tauro e colei che tutti aspettavamo con gioia ma che purtroppo non è potuta essere con noi, Maggie van der Toorn.
Infine un grande in bocca al lupo alla neo testata giornalistica WordNews.
E ancora grazie 🙏
Vostra Emma Saponaro

PREMIO CULTURA alla scrittrice Emma Saponaro per il libro “Come il Profumo”: noir psicologico e olfattivo, arricchito con molti riferimenti colti e rimandi intertestuali ad ambiti culturali diversi; mostra modalità narrative attentamente controllate con sottile umorismo, felicemente reso dalla scrittura.

Evento del 21 Febbraio 2020 presso FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori

presentazione di Wordnews

Presente!

A Roma venerdì 21 febbraio, la redazione di WordNews diretto da Paolo De Chiara vi aspetta alla Casa dello Scrittore FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori (Teatro Ex Abaco) per una serata piena di sorprese.

Ospiti speciali gli scrittori: Ettore Zanza, Beatrice Tauro, Maria Franzè, Antonella Pagano, Maurizio Carletti ed Emma Saponaro. Vi aspettiamo per brindare insieme!

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