Della serie “Dicono di me”.
Una recensione di Filippo La Porta su Come il profumo: inaspettata, gradita, appagante, galvanizzante. E per di più su Left!
E quindi… la penna di Emma continua.

Della serie “Dicono di me”.
Una recensione di Filippo La Porta su Come il profumo: inaspettata, gradita, appagante, galvanizzante. E per di più su Left!
E quindi… la penna di Emma continua.

Le piante, il mio primo pensiero rientrando in casa è stato: come staranno le mie piante?
Mi sono catapultata sul terrazzo per controllarle (è sempre la prima cosa che faccio al ritorno di un viaggio). Avevano la terra secca e ho subito provveduto a innaffiarle. Poi… Sorpresa! Ho un vecchio ulivo – avrà più di venti anni e lo credevo sterile visto che la sua produzione ha riguardato sempre e solo foglie – al quale per la prima volta è stata cambiata la terra a febbraio, e ora… tataaaa… è pieno di olive. Basta poco per rigoglire: terra nutriente e acqua. E, naturalmente, importante è accorgersi delle olive. 🙂
Adesso, completata questa prima importante missione, sono qui, seduta, a scrivervi di questa meravigliosa esperienza, un appuntamento annuale di cui non posso più fare a meno: il seminario di yoga in Val d’Orcia.
Isolati per quattro giorni, lontano dalla realtà chiassosa di una città come Roma, le nostre vite sono state scandite dal tempo della condivisione, respirando la natura e ascoltando i suoi suoni. È un grande utero avvolgente l’armonia che si riesce a raggiungere. Lo stress del traffico, dei tempi tirati e stracciati, dei tg angustianti sembrano essere un ricordo lontano. Non che si debbano annullare, ma viverli con meno agitazione sì. Rimane difficile descrivere i benefici delle vibrazioni che altri regalano mentre ti inserisci in un coro di respiri e di suoni che convergono in una OM circolare. Di questa non è prevedibile la fine, si chiude così, perché accade solo e unicamente in quel preciso istante.
Ogni anno c’è qualche compagno nuovo, e ogni anno vedo nei loro sguardi una luce di curiosità, di desiderio di far parte del tutto e abbandonare i compromessi che la vita inevitabilmente dispensa. Ogni persona, insieme alla valigia, porta il bagaglio della propria vita: la professione, le attitudini, le preferenze, la condizione socioeconomica e via discorrendo. Non di diversità si tratta, ma di arricchimento nello scambio relazionale. E poi le pratiche, le meditazioni, le lezioni impartite dai Maestri, uniscono le nostre diversità in un unico respiro. Quel respiro che proviene dal nostro sinuoso intimo, spesso trascurato perché distratti dalla realtà rumorosa che ci circonda, quel nostro intimo che va illuminato dalla luce dei nostri pensieri, ecco sì quello. Ebbene, quello stesso respiro che ci mette in contatto con noi stessi rendendoci più consapevoli viene sintonizzato in un tutto avvolgente. Proprio come la OM circolare, si diceva, nella quale il nostro ego si apre all’altro, agli altri, all’universo.
Non so quanti di voi abbiano avuto, al di là dello yoga, esperienza di una percezione simile, ma per me è ormai diventato fondamentale, necessario rigeneramento che tocca anche e soprattutto le corde psicoemotive. Siamo troppo attaccati ai falsi miti della felicità e perdiamo troppo tempo a inseguire miraggi. Non voglio dire che da oggi non mi distrarrò più, le incoerenze fanno parte del nostro essere, basta esserne consapevoli e scegliere. Scegliere come viverle, come affrontarle. Eppure c’è sempre una speranza nuova dalla quale non mi distrarrò mai, ed è proprio quella di guardare dall’alto ciò che mi accade intorno o che mi si scaglia contro, è quella voglia di ascoltare e, malgrado tutto, di annusare il profumo della vita. Riflessioni, pensieri, umori, sono nostri e nessuno potrà mai strapparceli, sta a noi indirizzarli verso i colori che più preferiamo.
Io sono tornata a Roma con un pensiero nuovo: puoi sempre colorare la vita come desideri tu.
Devi solo scegliere il pennello giusto, con setole morbide che possano riempirsi di tinte solari; osserva la tela della vita e soffermati su quelle che sembrano macchie indelebili, impedimenti al nostro percorso apparentemente senza via di fuga. Inizia a spennellarci sopra alcune sfumature di arancio, di giallo, del colore che più ti fa sentire in armonia, e ti accorgerai che la tua iniziale predisposizione drastica e drammatica verso quell’intoppo potrai viverlo con positività e forza d’animo che ti permetteranno di sgusciare via da quei legacci che ti rendevano immobile e passivo.
E voi, siete mai riusciti a colorare la vita come desideravate?
Vostra Emma

©Hans Namuth, ritratto dell’artista Jackson Pollock
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Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.
Herman Melville, “Moby Dick”
Quando siamo di fronte al mistero della vita, in balia delle più tormentate riflessioni sull’esistenza, quando ci sentiamo in disarmonia pur consapevoli della nostra appartenenza nell’infinito universo, sale il bisogno di urlare il nostro silenzio e cerchiamo una sponda che ci appaghi, ci tranquillizzi. E la malinconia può realizzarsi in uno stato intimo rasserenante, come un caldo e grande utero salvifico, dove poter navigare con i nostri pensieri… Che ci capisca il mare e il vento, ci basterà!
José María Pérez Nuñez/Flickr
Ancora un contributo, per chi volesse conoscere meglio “Come il profumo” e la sua autrice, Emma Saponaro:
gli interventi di Filippo La Porta e Claudio Giovanardi. La serata, è quella del 14 giugno, alla TAG – Tevere Art Gallery.
Vi ricordiamo che più giù trovate anche un bellissimo brano composto per l’occasione dal Maestro Marcello Rosa ed eseguito dai JazzTales.