Scatti d’Autore per Come il profumo

Una serata che ti si appiccica addosso come la resina di benzoino 

Se volete farvi una passeggiata visiva, cliccate sul simbolo blu di Facebook ed entrerete negli  album.

eravamo alla TAG – Tevere Art Gallery – Roma

ph Zhanna Stankovych

Un bellissimo servizio fotografico curato da Zhanna Stankovych, che ringraziamo con immenso affetto, in occasione della…

Posted by Come il profumo di Emma Saponaro on Wednesday, June 20, 2018

 

ph Roberto Cavallini

E questo è il secondo album di foto scattate in occasione della presentazione romana, autore, questa volta, Roberto…

Posted by Come il profumo di Emma Saponaro on Thursday, June 21, 2018

Ricordi in videoclip

Lavarsi i denti utilizzando l’arnica anziché il dentifricio, uscire con un vestito elegante e gli infradito di casa, tentare con accanimento di aprire un’altra macchina, cercare per tutta casa il cellulare mentre si tiene all’orecchio ascoltando l’interlocutore. È possibile? Sì, è possibile questo e tanto altro ancora se si ha addosso la scia persistente di una esperienza galvanizzante.
Oggi vorrei scrivere un post, così, vorrei parlare, dire, sfogarmi un po’, solo un po’, di quello che mi è accaduto, altrimenti rischio di fare altre figuracce.

L’attività promozionale è importante, non lo discuto, però oggi mettiamoci in pausa, un momento di relax per parlare di emozioni, aneddoti, ricordi, tanto per non affogare la Pagina[1] di video e foto. Ah, le foto sono bellissime e scattate da professionisti del campo, e le inseriremo, prometto, però ora no, ora vorrei prendermi un giorno. Vorrei respirare anche la vostra presenza in un reciproco scambio, e non rimpinzarvi solo di appetitosi stuzzichini, buoni per carità ma non sempre graditi.

Ecco i miei videoclip.
Fotogrammi impressi sulla pellicola della memoria, ancora vivida, come vividi sono i graffi sulle gambe e sulle ginocchia, procurati dai rovi che ostacolano la vista del Dolmen Stabile. Segni protostorici. Salento megalitico. I Menhir svettano là dove non te li aspetti. Svettano come la mia smania di esplorare e conoscere.
Il respiro di libertà nella guida solitaria mi fa sentire una bambina alla quale lo zio ricco chiede di scegliere il giocattolo che più desidera. [Riavvolgimento nastro] Lecce. Scaffali pieni zeppi di giocattoli. Zio Giacomino chiede a Emma piccola di scegliere quello che vuole. Colta all’improvviso da una gioia fiabesca, Emma vorrebbe una jeep a pedali, verde, grande, bella. È troppo, Emma non ce la fa. È timida e quello zio che vede una volta l’anno si è trasformato in Mago di Oz. Indica, così, il giocattolo che le sta davanti, uno a caso: la lavagnetta con i chiodini tutti colorati. Ma è piccolo, scegline un altro. La situazione si è complicata e la bimba si sente anche esaminata. Cerca aria di casa, i giocattoli semplici. Vorrebbe i suoi genitori. Poi sceglie la bambola Michela, non tanto per la bambola per la quale non ha mai dimostrato tanta simpatia, ma per giocare con il piccolo apparecchio posto sulla sua schiena. Lo zio è soddisfatto, lei anche. Può giocare con i piccoli dischi uguali a quelli dei suoi genitori in formato ridotto. E forse un ponte che la traghetta verso la sponda sicura trova soluzione al suo impaccio. [Avanzamento nastro]
Conosco a memoria la litoranea che da Otranto scende fino a Santa Cesarea. Costa alta. Venti chilometri selvaggi, anche in pieno agosto. Raro è l’accesso al mare, ma appagante la vista, l’olfatto. Lo so cosa nasconde quella curva e anche l’altra e l’altra ancora, eppure rivivo la curiosità della novella esploratrice.
È finita la pacchia, dopo Lecce e Nardò, presenterò nel Nord Barese. Altra zona. Come sarà? Guido tra i pensieri e l’impazienza di conoscere Bitonto, Barletta e Trani. Sottofondo musicale Pink Floyd, Us and Them. Magnifico!
Scracketndfksladfcrashhhhhh
Cos’è? Scusa, Roger. Scusa, Richard. Devo mettervi in pausa. Anche la gomma squarciata sembra aver arricchito il viaggio. Trovo nell’imprevisto un senso. Sono stata risucchiata dall’avidità di scoprire [Slow Motion]. Posso raccontare: la mia prima volta è accaduta a cinque chilometri da Brindisi, dove viveva nonna. Altri pensieri. Sento il profumo delle sue leccornie. La focaccia, la pizza di patate, i pasticciotti. L’acqua di colonia che rinnovava nei pomeriggi afosi.

Avviso Bitonto del ritardo. E riprendo il viaggio, sempre ignara di quello che mi aspetterà. Non so ancora le meraviglie che vedrò, gli abbracci dei già amici, i librai, le chiese barocche e quelle paleocristiane, le cattedrali, i sorrisi, le pinacoteche, i fiori, il caffè nautico, e i brindisi ripetuti ripetuti ripetuti. E lo sguardo di chi mi saluta con una patina di acerba malinconia e che ricambio con il mio, denso della stessa promessa. Ci rivedremo, presto presto!

post RICCIA ROSSA

[1] Racconto pubblicato sulla mia Pagina Facebook
Immagine tratta dal web

Profumo Blu composto per me

Un fiore all’occhiello su un vestito già di per sé elegante.
Una sorpresa che mi è stata riservata a conclusione della presentazione del libro e inserita nell’esibizione musicale dei JazzTales. Nascosta fino all’ultimo.
Con grande emozione, che ancora non riesco a smaltire, vi invito all’ascolto di Profumo Blu, un brevissimo brano composto dal Maestro Marcello Rosa ispiratosi al mio romanzo Come il profumo, eseguito insieme ai complici musicisti: Filippo La Porta, percussioni; Stefano Cantarano, contrabbasso; Luca Monaldi, batteria; Paolo Tombolesi, piano.
Che dire? Grazie, Maestro! Grazie, complici!

Diario di bordo salentino #10

Sapevate che non mangiare glutine, qui in Salento, ingrassa?

Mi alzo e ancora insonnolita ho l’imprudenza di passare davanti allo specchio, che non è come quello di Roma che mi fa più magra, o meno…, insomma. Ripasso e mi soffermo. Guardo bene, mi scruto. Abbasso lo sguardo sui fianchi e sull’addome. Sì, almeno due chili ci sono. Non credo sia per il calice serale di Negramaro, neanche per lo spumone alla cupeta salentina (da sballo, ergo irrinunciabile). Del resto, niente pasta, pane, pucce, pasticciotti, rustici, orecchiette e friselle. Astinenza ferrea, rinuncia affranta, che comunque avrebbe dovuto ricompensare gli stravizietti, e invece? Devo stare più attenta, punto e basta.

Avevo avvisato la signora Gina della mia intolleranza e che la mia colazione può paragonarsi a quella di una scimmietta: banana e noccioline, e naturalmente caffè. Nel cortile dove serve le colazioni, però, trovo un muffin ancora caldo, preparato apposta per me con farina senza glutine e mele. Un’esalazione pasticcera manda in cortocircuito la gola, e la determinazione. Specchio. Pancia. 2 chili. Che faccio, rinuncio e dico che sono a dieta?

No, mangio. Poi, senza un briciolo di senso di colpa – anzi, appagata – decido di scendere in spiaggia per il solito paio d’ore. Farò una nuotata più lunga e… Ancora non mi stendo che mi viene incontro Paola. “Aggiu lettu, sai? Che beddho quello che scrivi sulla povera Renata Fonte. Il Salento ha bisogno di persone come lei”. Ci mettiamo a parlare di questa eroina fino a che, sempre più gasata e con un pizzico di sarcasmo, mi dice che nessun salentino può permettersi di recidere un ulivo, perché sono secolari e dichiarati patrimonio monumentale.

E quindi?

E quindi poco lontano da qui, verso la costa di Sant’Isidoro, vicino al mercato… Paola non ci sono mai stata al mercato, dico. Sì, là, dice.

Sentimi. Hanno reciso il 60 per cento dei 35 ettari del Bosco degli Ulivi per costruire un gigantesco resort. Si avvicina con discrezione un’altra nuova amica. Ciao Emma, ho letto, sai? Sono lusingata, mi sento sopravvalutata, io non faccio altro che raccontare. Si siede vicino a me e racconta che l’Ama avrebbe voluto portare i rifiuti capitolini qui in Salento, ma per ora è tutto bloccato perché la manovra ha incontrato forte opposizione. Interviene Paola. E i rifiuti tossici dellu nodd ch’hanno copertu coll’asfalto, te li ricordi, negli anni 80?

Sembra abbia detto tutto, o non vuole più ripetere le stesse cose. Mi guarda e riattacca. Ma, Emma, in Salento l’indice di mortalità per tumore è più alto assai in confronto allo stivale intero, mica solo al tacco. Chissà perché!?. Ha lo sguardo insinuante e non posso che condividere questa sua silenziosa stizza. Riesco solo a pronunciare un debole “che peccato”, venuto d’istinto, così, insieme a un sospiro. Un peccato pensare che siamo noi i demolitori della nostra vita.

Chi acquista, chi autorizza, chi deturpa, chi inquina, chi intossica, che persona è?

Davvero i soldi sono superiori al benessere, alla serenità, alla fratellanza?

Usufruire delle meraviglie offerte dalla natura non è già ricchezza?

I rifiuti tossici non intossicano anche chi ha inquinato?

Gli sfruttatori non si chiedono mai cosa provano gli sfruttati?

Rimaniamo in silenzio per un quarto d’ora, volgendo lo sguardo dove il mare scompare. Ed è come se la vedessimo, la fine, e non solo del mare.

Poi si volta di scatto e mi dice “Mèna, sciamu scià facimune lu bagnu tantu nnó simu nu ca cangiamu lu munnu”.

Noi no, ma neanche gli altri, però.

Ma quanto ancora dobbiamo autodistruggerci per capire che è tutto sbagliato? Quando rinascerà una coscienza civile?

Anche domani mangerò il muffin. Mi piace il sorriso soddisfatto della signora Gina.

Vostra Emma