Profumo Blu composto per me

Un fiore all’occhiello su un vestito già di per sé elegante.
Una sorpresa che mi è stata riservata a conclusione della presentazione del libro e inserita nell’esibizione musicale dei JazzTales. Nascosta fino all’ultimo.
Con grande emozione, che ancora non riesco a smaltire, vi invito all’ascolto di Profumo Blu, un brevissimo brano composto dal Maestro Marcello Rosa ispiratosi al mio romanzo Come il profumo, eseguito insieme ai complici musicisti: Filippo La Porta, percussioni; Stefano Cantarano, contrabbasso; Luca Monaldi, batteria; Paolo Tombolesi, piano.
Che dire? Grazie, Maestro! Grazie, complici!

Filippo La Porta e Claudio Giovanardi presentano Come il profumo alla TAG

banner tag

Giovedì 14 giugno H 19:30
TAG – Tevere Art Gallery
Presentazione del libro Come il profumo (Castelvecchi Ed.)
► Ingresso Gratuito

Sarà presente l’autrice Emma Saponaro

☞ Agli ospiti della presentazione verranno offerti penne all’arrabbiata di Capitan Coperchio e drink


Giovedì 14 giugno Emma Saponaro, autrice del romanzo “Come il profumo” (Castelvecchi) sarà ospite della TAG – Tevere Art Gallery (via di Santa Passera, 25 – Roma). A presentare l’evento saranno Claudio Giovanardi, linguista e scrittore, e Filippo La Porta, saggista e critico letterario. Carmen Di Marzo leggerà brani tratti dal romanzo mentre una esibizione del gruppo Jazztales concluderà la serata.

Thriller a sfondo psicologico, colorato di ironia, “Come il profumo” è un romanzo intrigante che si muove a metà strada fra affetti e criminalità internazionale. Denso di colpi di scena e di improvvisi cambiamenti di ritmo e di scenario, racconta la storia di una giovane donna e della sua bambina, protagoniste di una vicenda nella quale i profumi, gli odori, hanno un ruolo importante.
In attesa di conoscere la risposta del pubblico, “Come il profumo” ha anche una Pagina Facebook, molto curata, sulla quale trovare notizie ma anche riflessioni, una pagina molto seguita grazie anche a diverse iniziative, come concorsi e dibattiti su temi legati al libro.
Emma Saponaro è approdata al romanzo dopo un lungo percorso che l’ha vista dapprima blogger di successo e poi autrice di saggi psicogiuridici sulle problematiche legate all’adozione, all’abbandono e sulle violenze sulle donne. Ha scritto numerosi racconti ed è stata curatrice di antologie letterarie.
Claudio Giovanardi insegna Linguistica italiana all’Università Roma Tre ed è autore di numerosi saggi sulla storia della lingua italiana. È inoltre autore di due romanzi, “Mamma ricordi” e “A mezz’ora e trenta giorni dalla fine”, nonché di un libro di racconti, “Tutto così regolare tutto così prevedibile”.
Filippo La Porta, critico e saggista, collabora con Il Sole24Ore, Il Messaggero e Left. Ha esordito nel 1995 con “La nuova narrativa italiana”. Da allora ha pubblicato innumerevoli titoli. Ricordiamo gli ultimi due: “Indaffarati” e “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio”.
Il gruppo Jazztales, guidato da Marcello Rosa e Filippo La Porta, propone da vari anni un progetto al confine tra jazz e letteratura: l’arte sincopata.
Carmen Di Marzo è attrice teatrale e cinematografica. Ha lavorato, tra gli altri, con Pino Caruso, Eugenio Bennato, Nello Mascia, Claudio Bisio, Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio.
La Tevere Art Gallery è stata fondata nel 2014 da Luciano Corvaglia e in poco tempo si è caratterizzata per essere uno degli spazi più attivi e frequentati nel campo dell’interazione fra Arti Visive, Musica e Performance d’Arte. Numerose le mostre che, ospitate dalla TAG, hanno segnato la creatività della capitale.


Giovedì 14 giugno H 19.30
TAG – Tevere Art Gallery
Via di Santa Passera, 25 – Roma
www.tevereartgallery.net
info@tevereartgallery.net

 

Diario di bordo salentino #10

Sapevate che non mangiare glutine, qui in Salento, ingrassa?

Mi alzo e ancora insonnolita ho l’imprudenza di passare davanti allo specchio, che non è come quello di Roma che mi fa più magra, o meno…, insomma. Ripasso e mi soffermo. Guardo bene, mi scruto. Abbasso lo sguardo sui fianchi e sull’addome. Sì, almeno due chili ci sono. Non credo sia per il calice serale di Negramaro, neanche per lo spumone alla cupeta salentina (da sballo, ergo irrinunciabile). Del resto, niente pasta, pane, pucce, pasticciotti, rustici, orecchiette e friselle. Astinenza ferrea, rinuncia affranta, che comunque avrebbe dovuto ricompensare gli stravizietti, e invece? Devo stare più attenta, punto e basta.

Avevo avvisato la signora Gina della mia intolleranza e che la mia colazione può paragonarsi a quella di una scimmietta: banana e noccioline, e naturalmente caffè. Nel cortile dove serve le colazioni, però, trovo un muffin ancora caldo, preparato apposta per me con farina senza glutine e mele. Un’esalazione pasticcera manda in cortocircuito la gola, e la determinazione. Specchio. Pancia. 2 chili. Che faccio, rinuncio e dico che sono a dieta?

No, mangio. Poi, senza un briciolo di senso di colpa – anzi, appagata – decido di scendere in spiaggia per il solito paio d’ore. Farò una nuotata più lunga e… Ancora non mi stendo che mi viene incontro Paola. “Aggiu lettu, sai? Che beddho quello che scrivi sulla povera Renata Fonte. Il Salento ha bisogno di persone come lei”. Ci mettiamo a parlare di questa eroina fino a che, sempre più gasata e con un pizzico di sarcasmo, mi dice che nessun salentino può permettersi di recidere un ulivo, perché sono secolari e dichiarati patrimonio monumentale.

E quindi?

E quindi poco lontano da qui, verso la costa di Sant’Isidoro, vicino al mercato… Paola non ci sono mai stata al mercato, dico. Sì, là, dice.

Sentimi. Hanno reciso il 60 per cento dei 35 ettari del Bosco degli Ulivi per costruire un gigantesco resort. Si avvicina con discrezione un’altra nuova amica. Ciao Emma, ho letto, sai? Sono lusingata, mi sento sopravvalutata, io non faccio altro che raccontare. Si siede vicino a me e racconta che l’Ama avrebbe voluto portare i rifiuti capitolini qui in Salento, ma per ora è tutto bloccato perché la manovra ha incontrato forte opposizione. Interviene Paola. E i rifiuti tossici dellu nodd ch’hanno copertu coll’asfalto, te li ricordi, negli anni 80?

Sembra abbia detto tutto, o non vuole più ripetere le stesse cose. Mi guarda e riattacca. Ma, Emma, in Salento l’indice di mortalità per tumore è più alto assai in confronto allo stivale intero, mica solo al tacco. Chissà perché!?. Ha lo sguardo insinuante e non posso che condividere questa sua silenziosa stizza. Riesco solo a pronunciare un debole “che peccato”, venuto d’istinto, così, insieme a un sospiro. Un peccato pensare che siamo noi i demolitori della nostra vita.

Chi acquista, chi autorizza, chi deturpa, chi inquina, chi intossica, che persona è?

Davvero i soldi sono superiori al benessere, alla serenità, alla fratellanza?

Usufruire delle meraviglie offerte dalla natura non è già ricchezza?

I rifiuti tossici non intossicano anche chi ha inquinato?

Gli sfruttatori non si chiedono mai cosa provano gli sfruttati?

Rimaniamo in silenzio per un quarto d’ora, volgendo lo sguardo dove il mare scompare. Ed è come se la vedessimo, la fine, e non solo del mare.

Poi si volta di scatto e mi dice “Mèna, sciamu scià facimune lu bagnu tantu nnó simu nu ca cangiamu lu munnu”.

Noi no, ma neanche gli altri, però.

Ma quanto ancora dobbiamo autodistruggerci per capire che è tutto sbagliato? Quando rinascerà una coscienza civile?

Anche domani mangerò il muffin. Mi piace il sorriso soddisfatto della signora Gina.

Vostra Emma

diario di bordo pugliese #9

Renata è stanca. La mattina trascorsa a scuola, il pomeriggio un lungo Consiglio comunale. È interminabile, pensa di non farcela, Renata, ma deve. Deve per i suoi figli, suo marito, per gli affetti che la circondano e tutti gli altri. E basta questo per farle tornare la forza, e sopporta. Urli, schiamazzi, minacce le scivolano addosso come acqua fresca, che trascina con sé ogni residuo di perplessità. Non ha mai visto quel collega urlare in quel modo. La pelle del collo, ormai purpurea come lo è il suo volto quadrato, tendendosi per l’issarsi delle carotidi potrebbe squarciarsi. Urla per coprirle le parole. È il caos e il Consiglio termina che è già notte. Renata non vede l’ora di tornare a casa, ha bisogno della sua famiglia, ora, a volte trascurata per la sua diligenza e forte senso di responsabilità. Ha la sensazione che un nodo le stringa la gola, perché in fondo si sente in colpa di non poter abbracciare i suoi figli prima che si addormentino. Qualche passo e arriverà a casa, si accontenterà di baciarli sulla fronte, delicatamente. E invece a casa non arriverà mai. Tre proiettili la strappano alla vita. Una vita che ancora deve sbocciare.

Così immagino la scena mentre cammino. Renata Fonte era assessore alla pubblica istruzione nel comune di Nardò e aveva la colpa di amare la sua terra, il suo Salento, talmente tanto che ebbe l’“ardire” di opporsi alla speculazione edilizia che rischiava di trasformare i circa 1000 ettari del Parco naturale di Porto Selvaggio in una colata di cemento. Era il 1984 e il costante e consapevole impegno civile e la condotta di una vita all’insegna dell’onestà e politicamente incorruttibile le è costata la vita.

Manovra. Infilo la macchina tra due alberi sperando che l’ombra la protegga. Scarpe da ginnastica e zaino in spalla, m’inoltro nella folta macchia mediterranea per arrivare alla spiaggia di Porto Selvaggio. Fa caldo, ma non mi lamento, il cammino è piacevole anche se pietroso in discesa in salita e poi in discesa. Il mio olfatto ha il privilegio di inalare profumo di resina come non se ne sente più, e mi riporta all’infanzia, quando i profumi erano più nitidi, forti, buoni. Arrivano zaffate anche di rosmarino e di mirto. È un paradiso olfattivo, qui. I 700 metri che mi avevano detto sono in realtà lunghi 1200 e non me ne sono resa conto, è l’iPhone che li ha contati. Arrivata. Trovo un posticino sui ciottoli bianchi in prossimità dell’acqua cristallina. Posso fermarmi solo un paio d’ore (Antonio, il boss, mi dice sempre: “Stai lì per lavorare mica per riposarti!” e alle mie faccine tristi chiude la chat con un “divertiti”). Che incanto. Una meraviglia. Verde eazzurro e azzurro e verde. Mare e natura e natura e mare. Osservo intorno e non posso non immaginare residence, hotel, ristoranti, campi da tennis, le rocce deturpate, i pini abbattuti e il cemento cemento cemento cemento cemento.

Infinite grazie, Renata! Persone come te davvero cambierebbero il mondo.

Non ho domande da porvi, se non quelle sul coraggio e sulla giustizia…

Vostra Emma

P.S. Una orchidea è stata dedicata a Renata Fonte e porta il suo nome: Ophrys x renatafontae.