sensazionemozione

Un anno che non scrivo qui.
Un anno intenso, durante il quale si sono avvicendate produzioni di parole sotto varie forme: poesie, racconti, progetti. Il più importante è stato il mio romanzo Se devo essere una mela, edito Les Flâneurs Edizioni.

Sono gli ultimi giorni di gestazione.
Pochi giorni e il libro vedrà la luce e inizierà a girare o girovagare secondo l’accoglienza dei lettori. È questo il momento più difficile di tutto quello strano e affascinante processo che inizia con la creatività e termina materialmente con l’oggetto libro. Che poi non è finita! Seguono la promozione, le presentazioni, le recensioni e non c’è niente da fare, quel distacco, quell’allontanamento si sente tutto e la creatura va, cammina senza più l’aiuto di chi l’ha creata.

Inutilità. Tristezza. Questo si sente 😦

La mente sta vagando in un ingorgo di ricordi che partono dalla prima stesura, incerta e faticosa, agli editing, alle rielaborazioni, smonta e rimonta, fino ad approdare alla forma che avevo reputato definitiva.
L’ho amata, questa storia, e sto friggendo per domani. Razionalmente non succede nulla, ma so che da domani non sarà più mia mia, non sarà più solo la mia creatura. E allora non mi rimane che augurarle buona vita e che sia fedele portatrice di quelle emozioni che ho cercato con impegno e dedizione di affidarle per poi trasmetterle alle lettrici e ai lettori.

La mia Rebecca è una donna che tenta di riprendersi la sua vita, affrontando un viaggio carico di ostacoli. Se fosse un film, direi che è una commedia brillante, ma è un libro e non saprei come collocarlo se non di genere non genere, o forse di genere femminista, visto che si tratta di emancipazione femminile. E poi non sta a me recensirlo, aspettiamo. Aspettiamo ancora un po’.

Ah, un’ultima cosa:

ad impreziosire il libro sono stati i contributi di Marina Pierri, autrice di Eroine, che ha scritto la prefazione, e dell’illustratore Alessandro Arrigo (www.arrigoartwork.com) che non poteva interpretare meglio la storia con la sua fantastica copertina.

Grazie!

Scrivere, gioire, soffrire

Ieri ho consegnato il dattiloscritto all’editor e oggi mi sento leggera.
Più che leggera dovrei dire vuota. Ecco, vuota.
Perché quando chiudi quella che speri sia l’ultima versione del tuo romanzo e lasci che scivoli via allegata a una e-mail, succede qualcosa.
In quell’attimo, quello in cui premi SEND, hai un sussulto, una vibrazione. E ancora una volta, come se fosse la prima, ti stupisci del piccolo scompiglio che stai vivendo.
È come quando i figli una volta autonomi se ne vanno per conto loro. Non sei più dentro la loro storia, non puoi più entrarci per commentare, cambiare, correggere, aggiungere o cancellare.
Mi è capitato spesso – in momenti anche semplici, come fare la spesa o nuotare o passeggiare o cose così – che il pensiero si dirigesse a loro, ai miei personaggi. Che aspetto hanno? Come devono muoversi, vestirsi? Com’è il loro carattere? Come pensano, e cosa dicono? E, soprattutto, cosa combinano?
In poche parole, non devo più preparare la cena per loro, non devo più imboccarli, rimproverarli, incoraggiarli. Sono andati via.
Arrivare al THE END di un romanzo toglie energia, e ti ritrovi un po’ sola.
Questo intendevo per leggerezza…

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