Eccoci arrivati al grande appuntamento. Quale? Nessuna fretta. Qui è tutto Poesia: dall’Arte ai Borghi al Pecorino ai Panorami.
Quindi.
Adoro questa terra. Per me è stata una carezza nei momenti di sconforto o semplicemente bellezza pura che mi riempie gli occhi e il cuore.
Adoro questa terra perché ormai gli abitanti non sono estranei ma amici. Mi capirete se vi dico che far due passi per il corso e salutare lei o lui o loro e scambiare quattro chiacchiere è segno che ormai tu, di quel territorio, ne fai parte.
Per chi non avesse seguito i post su Facebook o non mi conoscesse abbastanza, sto parlando della Val d’Orcia, tutta!
E quindi,
Amici cari, quale posto migliore di Bagno Vignoni può esistere per rivederci e parlare del mio nuovo romanzo, della difficoltà delle donne a realizzarsi quando vivono rapporti di coppia sigillati dalla possessività o della fatica per ottenere ciò che dovrebbe spettar loro di diritto?
VI ASPETTO OGGI, SABATO 26 AGOSTO, ALLE ORE 18,30, A PIAZZA DEL MORETTO – BAGNO VIGNONI.
Ahhhhhh
dialogherà con me il grande Antonio Turi (scusate se è poco… )
Sabato 20 maggio alle 14.30, presso lo stand della Regione Umbria (Oval – Stand U137), presentazione dell’antologia LA TERRA INESPLORATA DELLE DONNE, curata da Sara Durantini. Insieme alla curatrice saranno presenti gli editori Dalia Edizioni, e quattro delle tredici scrittrici pubblicate in questo libro corale sulle e per le donne. Con me, Elisa Longo, Patrizia D’Antonio e Sabrina Caregnato.
Sabato 20 e domenica 21 maggio, pad 1 stand C39, sarò presente per un firmacopie e per parlare del mio ultimo romanzo SE DEVO ESSERE UNA MELA (Les Flâneurs Edizioni).
Rebecca, protagonista della storia, con il racconto delle sue avventure per emanciparsi e liberarsi da un marito insopportabile e dall’ego ipertrofico, vi aspetta trepidante.
70000 partigiane coinvolte nei Gruppi di difesa delle Donne
35000 quelle a cui a fine guerra fu assegnato il riconoscimento ufficiale di “partigiano combattente”
4653 arrestate, torturate
2812 fucilate, impiccate
1070 cadute in combattimento
2750 deportate in Germania
per la Libertà
19 (diciannove!) decorate al valor militare.
Erano donne, non uomini. E i guerrieri sono uomini, non donne. Infatti alle donne partigiane non fu permesso di sfilare nelle città liberate.
Fu quello della Resistenza il periodo di presa di coscienza.
Le donne erano relegate dal regime e da una mentalità perlopiù maschilista nella sfera familiare e domestica. Durante la guerra le fabbriche e gli uffici si riempirono di donne per svolgere lavori “da uomini” perché questi erano impegnati al fronte. Le donne svolsero quindi lavori che per legge (n. 321 del 1934) erano riservati esclusivamente agli uomini, fissando poi per concessione con il DL del 1938 il limite del 10 per cento per l’assunzione di personale femminile definendone ben benino, con il regio decreto 989 del ’39 quali fossero i lavori donneschi, cioè adatti alle donne.
La donna, inizia dunque il suo percorso di emancipazione, lavora, combatte.
E continua a combattere contro la discriminazione di genere, contro i soprusi maschilisti e le violenze sessiste che ancora oggi, 2023, affliggono le donne.
Per tutte le donne e per le nostre sorelle di tutti i Paesi del mondo: Libertà!!!
Finalmente sta per concludersi una vicenda che da tempo tiene con il fiato sospeso me e tante persone che, come me, seguono la vita di enti profondamente impegnati nel sociale e, per questo, NECESSARI (è importante scriverlo a tutte lettere maiuscole). Sto parlando della Cooperativa Agricoltura Capodarco, apparentemente una sigla, in realtà qualcosa di vivo, capace di mettere insieme persone, energie, fatica, impegno, tutto sempre finalizzato al benessere di persone con disagio psichico e fisico. Lo spazio di azione di Agricoltura Capodarco, e insieme a lei della Cooperativa sociale Il Pane e le Rose Onlus che nello specifico si occupa di progetti di accoglienza e dell’ente Capodarco Formazione, è una bellissima tenuta nella campagna di Grottaferrata. In questo luogo convivono servizi dedicati a sostenere le persone disabili, disagiate o socialmente svantaggiate, attraverso percorsi pienamente integrati tra loro, come i progetti di vita in residenzialità, il laboratorio sociale florovivaistico del ViVa-IO (notate la denominazione), i corsi dell’ente di Formazione, e svariate altre attività in collaborazione con altri enti del territorio. A queste si aggiungono attività non meno importanti e anzi necessarie come le gite e i soggiorni estivi, le grigliate, le feste improvvisate. Tutta la tenuta è frutto di una donazione e, si sa, un dono racchiude in sé il desiderio di chi dona e i sogni di chi riceve, sogni che si definiscono giorno dopo giorno, adeguandosi ai tempi e ai bisogni delle persone; sogni che si realizzano coniugando la cura, la bellezza e il profondo rispetto per le fragilità che in questo luogo trovano spazio di confronto e di crescita. Per chi non conosce la situazione: dopo il fallimento della Comunità di Roma, è iniziato un lungo e faticoso percorso di battaglie che ha impegnato non solo le cooperative ma anche noi familiari e persone che nella struttura vedevano un sostegno fondamentale. Oggi, finalmente, la Cooperativa Agricoltura Capodarco, grazie a donazioni, raccolte fondi, eventi solidali e soprattutto al significativo impegno economico della Regione Lazio, solo ora concretamente fruibile, sarà in grado di partecipare all’asta e prendere possesso del terreno e degli immobili. Ecco, svegliarsi e trovare questa notizia, porta gioia e sollievo, soprattutto a noi familiari che vediamo in questa progettualità e nella gestione attuale un importante e fondamentale punto di riferimento per garantire ai nostri cari una qualità di vita adeguata all’affetto che abbiamo per loro.
Sappiamo che nessuno più di coloro che oggi vi lavorano saprebbe mai farne un uso migliore. Sappiamo che, insieme a noi, anche tutti gli utenti vedono con un sorriso in più il loro futuro.