Emozioni editoriali: “Visto, si stampi!”

Vorrei descrivere cosa sto provando in questi giorni, ma non sarebbe attendibile.
Allora vorrei trasportare le emozioni che sto vivendo su questo post, e pure le sensazioni e tutto ciò che si trova in mezzo tra A a B. Tutto!

Scrivere è il momento più bello dell’intero percorso editoriale, un percorso cioè che va dall’idea all’oggetto libro. Scrivere è dirigere come un Maestro d’orchestra le parole, i concetti, e restituirgli un’armonia. È come un regista che mette in scena una storia e fa muovere gli attori/personaggi. Scrivere è esprimere ciò che non si può fare a voce.
Scrivere è una cosa meravigliosa.
Sì, ma poi?
Poi c’è la proposta all’editore e, se piace, la proposta dell’editore, la firma del contratto, l’attesa, l’editing.
E poi?
E poi quelle parole, quei concetti con i quali hai strutturato un’intera storia le ricevi per e-mail impaginate come fossero già quasi libro e l’editore aspetta che tu rilegga per restituirglielo con il “Visto, si stampi!

Visto?

Io lo vedo, ma capperi, e se mi sfugge qualcosa? E se gli si macchia il vestito? E se fosse e se non fosse e se bah e se se se
Ecco come mi sento:
Se fumassi, fumerei cento sigarette.
Se suonassi, suonerei mille trombette.
Se mangiassi, mangerei dieci polpette.
Se viaggiassi, inforcherei tre biciclette.
Se scrivessi, mi troverei qui, a vivere per la terza volta queste emozioni.
Paura. Ansia. E tanta felicità!

Rebecca ospite di Vizi Capitale – LazioTv

La diretta del 6 marzo.
Parlando del mio libro Se devo essere una mela e della Giornata internazionale della donna (non festa), e con l’occasione della parità dei diritti di genere ancora non raggiunta e gli ostacoli che impediscono tale raggiungimento.
Ringrazio Morena Rosini per l’invito e l’ospitalità.

C’è ancora domani, l’esordio alla regia di Paola Cortellesi

Non si può!
Non si può tacere dopo aver visto “C’è ancora domani”.
Non si può tacere come vorrebbero gli uomini che ritrae Paola Cortellesi, quelli che ti maltrattano perché TU non devi parlare, e soprattutto non devi neanche pensare. Sei fatta per crescere i figli, per soddisfare le voglie, preparare la cena. Guai se rompi anche solo un bicchiere o rispondi male perché altrimenti… te le sei cercate. E allora si balla. Già, perché le scene violente (avviso per i guardoni) si trasformano in danze. Una danza che fa immaginare, una danza che può far male. Si pensi a quanta violenza viviamo oggi, quante parole taglienti e velenose, quanti ricatti morali. Parole come pugni sullo stomaco, che non lasciano lividi fuori ma dentro, e sono forse i più dolorosi.
Il film è potente, ma potente potente.
Sembra che tu, donna spettatrice, stia lì a tavola con loro e viva il terrore che qualcosa possa andar storto. E intanto tu, sempre tu donna spettatrice, avverti la rabbia montare, senti la voglia di urlare, ribellarti, reagire. Ma non puoi, e allora piangi. Io sì, ho pianto per quasi tutto il film. Ho pianto per tutti questi motivi e anche per la rassegnazione e tanto altro. Poi la maestria di Cortellesi sta anche nel fatto che ogni tanto ti regala stoccate ironiche strappandoti un sorriso.
Il film è dedicato a quelle donne che inosservate e silenziosamente hanno contribuito a cambiare la storia e in qualche modo Cortellesi vuole ringraziarle. Ho pensato a queste sue parole, mentre vivevo il film (questo film si vive), e ho pensato: oltre al GRAZIE queste donne meriterebbero le SCUSE.

C’è tanta roba nelle due ore di pellicola, c’è tanta storia, vita e verità. Una verità patriarcale che purtroppo ancora striscia nelle nostre relazioni, oggi, 2023. Ce lo dice la cronaca: superati solo in Italia i cento femminicidi. CENTO!

Allora,
le critiche non le ho volute leggere, non guardo neanche i trailer prima di andare al cinema. Però è stato impossibile non sfogliare qualche post sul film dopo averlo visto, il feed ne è pieno. Ho letto parole anche a scritte a vanvera, critiche negative non motivate. Forse è un film che può irritare qualche suscettibile? Non lo so. Bianco e nero o a colori, con qualche piccolissima sbavatura, ok, però una cosa sicura la so, sono tra coloro che scrivono: ANDATELO A VEDERE!

Rebecca a Bagno Vignoni “Aspettando I Colori del Libro”

Se devo essere una mela, Les Flâneurs edizioni

Eccoci arrivati al grande appuntamento.
Quale?
Nessuna fretta. Qui è tutto Poesia: dall’Arte ai Borghi al Pecorino ai Panorami.

Quindi.

Adoro questa terra. Per me è stata una carezza nei momenti di sconforto o semplicemente bellezza pura che mi riempie gli occhi e il cuore.

Adoro questa terra perché ormai gli abitanti non sono estranei ma amici. Mi capirete se vi dico che far due passi per il corso e salutare lei o lui o loro e scambiare quattro chiacchiere è segno che ormai tu, di quel territorio, ne fai parte.

Per chi non avesse seguito i post su Facebook o non mi conoscesse abbastanza, sto parlando della Val d’Orcia, tutta!

E quindi,

Amici cari, quale posto migliore di Bagno Vignoni può esistere per rivederci e parlare del mio nuovo romanzo, della difficoltà delle donne a realizzarsi quando vivono rapporti di coppia sigillati dalla possessività o della fatica per ottenere ciò che dovrebbe spettar loro di diritto?

VI ASPETTO OGGI, SABATO 26 AGOSTO, ALLE ORE 18,30, A PIAZZA DEL MORETTO – BAGNO VIGNONI.

Ahhhhhh

dialogherà con me il grande Antonio Turi (scusate se è poco… 😉)

Articolo su Sienafree

su La Nazione