Luce.
Un altro giorno da affrontare, da combattere, da aggredire. Un altro giorno di agonia che tormenta la mia anima imbizzarrita.
Tu, luminare, saggi la mia mente arcana, e ti accanisci perché possa placarsi ma non rifiorire.
Riesci a sedarmi, reprimermi, trattenermi, ma non t’impegni a capire, a decifrare l’imperscrutabile, a svincolare quell’ombra principio di tutto. La rabbia grida quando non si è ascoltati. Questo sarebbe già un primo passo per capire.
Se solo mi somministrassi qualche goccia di comprensione e di benevolenza, oltrepassando la soglia della paura, paura dell’oscurità, ti guadagneresti il libero accesso ai meandri dei miei pensieri così strani, come li chiami tu, così tormentati, così… diversi. E quando la tua frustrazione per il fallimento della pillola miracolosa che non sortisce l’effetto assicurato ti porta a incastrarmi su un anonimo materasso, serrandomi polsi e caviglie, chiediti per cortesia se per caso la tua autorità non leghi e offenda anche la mia dignità.
Confondi l’artificiale oscuramento dei miei tormenti, esangui ma mai estinti, con un raggiunto addomesticamento, e ti compiaci.
Il mio corpo è fiacco, la mia bocca di fiele non ha forza per dire, i miei occhi guardano da dietro un velo, eppure la riserva di decoro che serbo è sufficiente per discernere, e decidere.
Apro la finestra alla vita. Spiego le ali della disperazione. Inspiro una boccata d’impudenza, e con un consapevole e funesto balzo mi lancio nel vortice di una lussuosa e agognata libertà.
Buio.
by Emma Saponaro
Miniracconto selezionato per l’antologia Parole per Strada “Lasciami andare”. Ringrazio l’Associazione Il Furore dei Libri per aver creduto in me anche nella V edizione.

Avvicino l’apparecchio all’orecchio e attendo che qualcuno mi risponda. Nulla di anormale, direte voi, ma se nel frattempo si è formata una platea di persone incuriosite che vi osserva, allora il discorso cambia. Il mio imbarazzo fluisce come il sudore sulla fronte. Guardo il cassiere. E’ paonazzo, forse per lo sforzo di reprimere una risata. Sì, è così, appena il suo sguardo incrocia il mio, lo fa: si scompiscia dalle risate. Rimango impassibile. Sono una signora, io! Ma lo screanzato prende coraggio e dice: – Deve digitare il PIN, signora, non è un telefono – poi riprende a ridere, e con lui la platea.