Grazie, 2 giugno!

Sono passati solo settantanove anni. Ottant’anni fa le donne non votavano, non avevano questo diritto, e io non mi capacito di questa enorme discriminazione ma mi spiego anche il motivo per il quale stiamo ancora a battagliare per ottenere ciò che ci spetterebbe da sempre: diritti sulla parità tra uomo e donna.

E però, noi battagliamo, e l’Italia viene presa per le orecchie e messa dietro la lavagna dalla Commissione europea. C’è un procedimento di infrazione per mancato rispetto delle norme UE sulla parità di genere e sulla protezione dei diritti delle donne, in particolare in merito alla parità di trattamento in ambito lavorativo. O, meglio, me lo spiego ma non mi capacito.

Del resto, da un presidento donna che taglia il 70 per cento delle risorse per la prevenzione contro la violenza sulle donne, che non sostiene ma affossa le lotte per raggiungere la parità di genere, che chiude molti centri antiviolenza anziché ampliarli, cosa ti vuoi aspettare!?

Eppure, signora presidento, lei sta lì proprio grazie alle battaglie delle Donne, ma non per le Donne.

Spiace. Spiace davvero.

Suvvia, oggi è un giorno di festa!
Grazie a tutte le donne che il 2 giugno 1946, esercitando per la prima volta il diritto di voto, si espressero al referendum in cui gli italiani furono chiamati a decidere tra monarchia e Repubblica, oltre che per eleggere l’Assemblea Costituente. Si recarono alle urne con gli abiti della festa e sorrisi di felicità. Era un giorno di festa, e se ci penso, lo sento così vicino che mi commuovo ogni volta.

Grazie alle donne, quindi, che hanno contribuito al nostro assetto democratico e alla spinta verso la parità dei diritti non solo di genere.

Le donne elette alla Costituente furono 21 su 556, provenienti da diversi schieramenti politici, ma tutte cooperavano con slancio al movimento femminile, e per il loro vissuto e le loro esperienze porteranno una ondata di novità sui problemi sociali, fondamentale per le future riforme.

Grazie anche all’Udi (Unione Donne Italiane) che segnalò con un telegramma urgentissimo una “dimenticanza” nel decreto luogotenenziale che sanciva il diritto di voto femminile del 1945: non era stato inserito l’elettorato passivo, cioè la possibilità delle donne di essere elette. Che dimenticanza!!! Un telegramma che arrivò in tempo per apportare quella modifica fondamentale prima dell’approvazione del decreto.

Grazie ad Angela Merlin se all’articolo 3, che sancisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, il primo inciso dice proprio “senza distinzione di sesso”.

Grazie a Teresa Mattei se, sempre all’articolo 3, è stato aggiunto quel “di fatto” che riconosce che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Stiamo ancora aspettando una società più giusta e paritaria, il percorso è ancora arduo e lungo, ma non ci arrendiamo.

Viva la Repubblica

Viva la Democrazia!

#2giugno

Letture essenziali

Oggi scrivo sul “cosa mi piace?”
In che senso? Tipo cioccolata, pizza, pasta, vino, parmigiana, pasta di mandorle? No.
Nel senso di cosa mi piace in questo campo e basta. Ok, vado a ruota libera.
Mi piacciono le storie semplici, complicate, assurde, misteriose, sorprendenti, ma che non abbiano a che fare con fantascienza o fantasy. Non riesco proprio. Anche se di fantascienza mi nutrii in adolescenza con gli Urania, ve li ricordate? Isaac Asimov e Arthur Clarke, i miei preferiti. Ma erano altri tempi e ora preferisco invece stare con i piedi per terra, storie concrete. Mi piacciono soprattutto le storie raccontate da donne, i loro racconti sulla difficoltà a essere sé stesse stando in coppia, di realizzarsi con i limiti imposti dal loro compagno o da una società gretta (la nostra, eh!?), storie di donne che faticano a ottenere ciò che spetterebbe loro di diritto (e lasciamo stare pure il diritto: una cosa giusta deve esistere per natura non perché imposta. Mh!)
Ecco cosa mi piace.
Il risveglio della consapevolezza su quanto noi donne dobbiamo impegnarci di più rispetto al genere maschile, ma anche sul doverlo pretendere.
Va da sé che nelle letture prediliga, per esempio:
Annie Ernaux, che racconta la sua vita come un romanzo a puntate e nel quale prima o poi tutte noi ci rispecchiamo in qualche modo.
Virginia Woolf, per non essersi mai arresa a una vita sotto il controllo maschile, a cominciare da quello dei familiari. Vogliamo parlare dei fratelli? Abbiamo sempre parteggiato per lei, e sofferto per il suo mal di vivere.
Simone de Beauvoir, per non essersi fermata a considerare come unico problema la discriminazione giuridica, infatti ci ritroviamo ancora qui, oggi, a battagliare per eliminare tanti, troppi stereotipi che invadono la nostra cultura.
Continuo? Continuo!
Bernardine Evaristo, Sibilla Aleramo, Goliarda Sapienza, Grazia Deledda, Erica Jong, Carla Lonzi, Margaret Atwood, Clarissa Pinkola Estés. Poi quelle che mi svegliarono con una sberla: Elena Gianini Belotti con “Dalla parte delle bambine” e Colette Dowling con “Il complesso di Cenerentola”. Sbang! Saggi, racconti, riflessioni. Di autrici ce ne sono moltissime, ma non voglio tediarvi con lunghi elenchi e mi fermo qui.
Ah no, scusate, questo lo voglio citare: si tratta di un saggio, uno di quei libri che si tengono perennemente sul comodino, come qualcuno fa con la bibbia. È un saggio che va preso in pillole e da evitare scrupolosamente quando si mangia pesante. Sto parlando di “Il mostruoso femminile” di Jude Ellison Sady Doyle. Un libro, cito, “sulla natura selvaggia della femminilità, che viaggia tra mito e letteratura, cronaca nera e cinema horror, mostrando la primordiale paura che il patriarcato nutre da sempre nei confronti delle donne”.
Non penserete che non leggo gli uomini, eh!?
Ma certo che leggo anche gli uomini, uffa. Adoro Francis Scott Fitzgerald, Davide Foster Wallace, Don De Lillo, Diego De Silva, Alan Bennet, George Simenon, Nabokov e Tolstoj. Anche qui la lista sarebbe lunga davvero, ma, gira e rigira io alla fine leggo più le donne, anche per il solo fatto di essere state taciute, cancellate, nascoste, sottomesse per secoli e secoli. Hai voglia a recuperare ^_^ E poi essendo donna nelle storie di donne io mi sento più a mio agio, mi ci piazzo comoda come a casa con la tuta, e condivido e mi ci rispecchio e ci sguazzo e ci soffro e m’incazzo e esulto e lotto e borbotto e e e.

Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante 6 persone e il seguente testo "I MEI LIBRI ESSENZIALI BESTSELLER chbslgrde! lieCiuare.oslegrn_mi.emci MARGARET ATWOOD Wens ANNIE ជីញ AUX ปิอเท daswas IADONNAGELATA wahnte รรอโรี THE HANDMAID'S S TALE CLARISSA PINKOLA ESTÉS Donne che corrono coi lupi Colette Dowling omplesso enerentola どを米 ောင်၊ 米 PICKWICK Simone de Beauvoir H secondo sesso MankaClub Elena Gianini Belotti Dalla delle bambine ra Cancita มิ Gregerio Erica Jong Paura divolare Rimaos Beespiani"

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La Resistenza delle Donne

La Resistenza taciuta

Dal 1943 al 1945

70000 partigiane coinvolte nei Gruppi di difesa delle Donne

35000 quelle a cui a fine guerra fu assegnato il riconoscimento ufficiale di “partigiano combattente”

4653 arrestate, torturate

2812 fucilate, impiccate

1070 cadute in combattimento

2750 deportate in Germania

per la Libertà

19 (diciannove!) decorate al valor militare.

Erano donne, non uomini. E i guerrieri sono uomini, non donne. Infatti alle donne partigiane non fu permesso di sfilare nelle città liberate.

Fu quello della Resistenza il periodo di presa di coscienza.

Le donne erano relegate dal regime e da una mentalità perlopiù maschilista nella sfera familiare e domestica. Durante la guerra le fabbriche e gli uffici si riempirono di donne per svolgere lavori “da uomini” perché questi erano impegnati al fronte. Le donne svolsero quindi lavori che per legge (n. 321 del 1934) erano riservati esclusivamente agli uomini, fissando poi per concessione con il DL del 1938 il limite del 10 per cento per l’assunzione di personale femminile definendone ben benino, con il regio decreto 989 del ’39 quali fossero i lavori donneschi, cioè adatti alle donne.

La donna, inizia dunque il suo percorso di emancipazione, lavora, combatte.

E continua a combattere contro la discriminazione di genere, contro i soprusi maschilisti e le violenze sessiste che ancora oggi, 2023, affliggono le donne.

Per tutte le donne e per le nostre sorelle di tutti i Paesi del mondo: Libertà!!!

La terra inesplorata delle donne

Le donne raccontano le donne. Ecco che succede quando 11 scrittrici italiane e 2 firme elvetiche si incontrano in un’antologia internazionale.

Così titola Il Corriere dell’Italianità.

Esce l’8 marzo il libro “La terra inesplorata delle donne”, uno sguardo al femminile sull’universo “rosa”. Che cambia, allo stesso ritmo della trasformazione del mondo

«Dai loro racconti emergeva un vasto continente: era la terra inesplorata di quelle donne», così scrive Sara Durantini nel suo testo Voci dell’anima mia, che apre la raccolta intitolata proprio La terra inesplorata delle donne, pubblicata da Dalia Edizioni, Terni, nella collana narrativa, l’8 marzo 2023.

La Durantini è di fatto l’ideatrice e la curatrice dell’antologia, che si fa portavoce di tredici scrittrici, tra le più brillanti e non convenzionali del panorama italiano: Cettina Caliò, Ilaria Palomba, Gisella Blanco, Patrizia D’Antonio, Antonietta Gnerre, Emma Saponaro, Raffaella Gambardella, Elisa Ruotolo, Antonella Rizzo, Luigia Sorrentino ed Elisa Longo.  Si aggiungono a loro due altrettanto preziose firme elvetiche: Sabrina Caregnato di Ginevra (www.sabrinacaregnato.com) e Manuela Mazzi di Locarno (www.manuelamazzi.com).

La terra inesplorata delle donne – che racconta le donne; le osserva mentre accolgono un sapore, una gioia, un dolore, un’illusione, mentre il fluire della vita le sorprende, le cambia, mentre il mondo si trasforma insieme a loro – ha, tra l’altro, lo scopo di devolvere parte dei ricavi all’«Associazione Difesa donne: noi ci siamo» di Milano (www.difesadonne.com).

L’antologia può essere ordinata anche presso la casa editrice (www.daliaedizioni.it), sui maggiori store online e presso le librerie

per chi volesse partecipare all’evento dell’8 marzo, a Roma, presso Libreria e Caffè