Giornata (non “Festa”) della Donna

GRAZIE A:

 

LE LOTTE DI IERI E DI OGGI

 

LOTTE FUTURE PER DIRE “BASTA”!!!

 

 

 

 

 

 

 

Emma Saponaro

 

Oggi segnalo il post della scrittrice e amica Mitì ViglieroPlacidasignora

Tutte le foto sono state tratte dal web

 

 

Difendiamo i centri benessere “dell’anima”

La libreria Amore e Psiche, negozio storico nel cuore di Roma (vicino a piazza della Minerva), sta per chiudere. Al suo posto sorgerà un centro benessere per i clienti dell’albergo vicino. Proprio quello che, quando ci passi davanti, il più delle volte sei costretto a fermarti perché un uomo di colore (l’ho specificato solo per completezza di descrizione della filosofia del suo datore) e vestito con una superata e ormai ridicola livrea ti blocca per dare la precedenza del passaggio ai clienti dell’albergo. Non per questo fastidioso particolare (o forse un po’ sì?), ma soprattutto perché difendo la cultura, sempre più mortificata e calpestata dalle logiche di potere sbagliate e dalle cattive gestioni, ho deciso di buon grado di dedicare un po’ del mio tempo per sostenere la libreria Amore e Psiche, firmando, commentando e divulgando il loro sacrosanto appello.

Dedica dieci secondi in difesa dei libri e di un centro benessere, sì, ma dell’anima!

Caro amico ti scrivo… Grazie, Lucio

Lucio Dalla ci ha lasciati oggi, 1° marzo 2012, a soli tre giorni dal suo sessantanovesimo compleanno. Tento di scegliere uno dei tanti suoi testi che mi abbia particolarmente colpita, ma sono tanti, troppi, specialmente quelli del primo periodo. Sono cresciuta sopra le sue note, le sue parole, e non nascondo che l’ho seguito con profonda emozione fino agli anni Ottanta, poi di meno. Cerco, quindi, di scegliere tra “Com’è profondo il mare” e “4 marzo 1943”, conosciuta anche come Gesù bambino, ma poi mi vengono in mente “Quale allegria”, “Anna e Marco”, “Futura” e tante altre, e non so più scegliere. Allora cerco di allontanare la sua musica e concentrarmi sui testi, visto che solo questi possono essere trasportati su una pagina di blog. Ho deciso: prendo qualche verso qua e là e lo imprimo su questo post, lanciando così  il mio saluto a un grande artista, che per tanti anni ha costituito il punto di riferimento della mia generazione, e le cui canzoni sono state emozionanti colonne sonore di momenti della nostra giovinezza. Ciao Lucio, forse come dicevi tu questa è solo la prima parte della nostra vita.

È eterno ogni minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato” [Lucio Dalla]

Cosi’ lei resto’ sola nella stanza,
la stanza sul porto
con l’unico vestito ogni giorno piu’ corto
e benche’ non sapesse il nome
e neppure il paese
mi aspetto’ come un dono d’amore fin dal primo mese
4/3/1943

…e se è una femmina si chiamerà futura.
Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella
sarai tu in miniatura
ma non fermarti voglio ancora baciarti
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio.
Futura

Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto
gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino
mi guarda con la faccia un pò stravolta e mi dice “sono di Berlino”.
Disperato erotico stump

E la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle.
Io li sotto ero uno sputo
e ho detto “olé sono perduto”.
La notte sta morendo
ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me, l’ho già detto,
che voleva prenderti per mano
e volare sopra un tetto…
La sera dei miracoli

Una famiglia vera e propria non ce l’ho
e la mia casa è Piazza Grande,
a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.
Piazza Grande

Intanto un mistico
Forse un aviatore
Inventò la commozione
Che rimise d’accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com’è profondo il mare

ma l’america e’ lontana
dall’altra parte della luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura
e la luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada
luna che cammina
luna di citta’
Anna e Marco

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità
L’anno che verrà

Odio il capodanno

Accendo il computer ancora assonnata, digito “www.google.it” e nella stringa di ricerca inserisco la prima cosa che mi viene in mente: odio il capodanno. Non c’è nulla di strano, direte voi, in molti odiano il capodanno. Lo so, ma non è per questo che sto scrivendo, ma perché ho scoperto una splendida riflessione di Gramsci scritta nel lontano 1916, e all’improvviso ho compreso meglio quel leggero malessere che mi avvolge ogni primo dell’anno. Ovviamente, condividendo la riflessione, desidero sottoporla anche alla vostra lettura.

Emma

«Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.»

(Antonio Gramsci, Gennaio 1916, l’Avanti!)

Foto tratta dal web (Fonte: Fondazione Istituto Gramsci, Archivi).